In una sera, che sera, si è preso tutto quello che ha potuto: il primo gol in rossoblù, i tre punti, il premio di Mvp, la scena, gli applausi dei tifosi, gli abbracci dei compagni. Il Cagliari. Che sia davvero lui l’uomo giusto al posto giusto? E viceversa, che sia davvero questo il contesto ideale per dare finalmente una svolta alla sua carriera dopo aver cambiato più maglie che i calzini la mattina? Non solo ha sbloccato e deciso lo scontro diretto con il Lecce, l’altro ieri Daniel Maldini è stato dentro il match in tutto e per tutto dall’inizio alla fine. Ha sfiorato più volte il raddoppio, ha servito una palla al bacio per Mendy nell’azione nel primo palo, ha poi colpito lui un montante su punizione. Ha dettato i tempi della manovra a ridosso dell’area, ha spronato la squadra con giocate sopraffine. E si è sacrificato in fase difensiva dimostrando di essere ormai entrato nella modalità rossoblù a 360 gradi.
L’approccio
E in una sola sera, il fantasista milanese ha spazzato via lo scetticismo che lo aveva scortato sino all’Isola - dopo le esperienze tra alti e bassi una volta lasciato il nido rossonero, con Spezia, Empoli, Monza, Atalanta e Lazio - e le perplessità per quel talento indubbiamente cristallino, che faticava, però, a mettere al servizio della squadra in modo costante e concreto. Certo col Cagliari impatto migliore non poteva avere, Maldini, messo da subito al centro del progetto da Pisacane come nessun allenatore aveva fatto sinora, ed è forse proprio questa la molla che può cambiare la sua storia. Così come era successo con Esposito, del resto. Anche se, va detto, nelle 36 gare giocate - nonostante 7 reti e 5 assist - l’attaccante di Castellammare non è mai stato assoluto protagonista, decisivo e così straripante come lo è stato l’ex Milan lunedì alla Domus.
La nuova sfida
I modi semplici e garbati fanno rima col talento, in campo e fuori. Stimolato da Pisacane, sta provando comunque a metterci più “garra”, sempre con classe, però. Come quando sradica di prepotenza il pallone al difensore del Lecce per poi entrare in area e mandare al tiro Mendy con un tocco geniale. Si è messo a completa disposizione della squadra e dell’allenatore. E non è un caso se il suo primo gol con il Cagliari sia arrivato di testa, con un’incornata da bomber sugli sviluppi di un corner. Non proprio la sua specialità.
Leggero, spensierato ma spavaldo, determinato. Ha la possibilità di spaziare in campo rispettando comunque quei vincoli tattici che garantiscono equilibrio, soprattutto nel passaggio da una fase all’altra, e mostrando grinta e spirito di sacrificio, se necessario. «Sono sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta venendo al Cagliari, lo è anche mio padre», aveva detto due settimane fa a “Il Cagliari in diretta” su Radiolina. Da lunedì sera lo sono un po’ tutti.
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