La storia

Dalla Nigeria a Sini, missione “al contrario” di un prete coraggio 

La sfida di padre Cletus Obijiaku:  rendere più viva la nostra chiesa 

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Dall’Africa alla Sardegna «perché qui c’è maggiore bisogno di noi e del nostro impegno». Padre Cletus Obijiaku è uno dei tanti “missionari al contrario” rispetto alla direzione storica delle antiche missioni. Oggi lo scenario è ribaltato e, complice una profonda carenza di vocazioni, la nuova terra di accoglienza è l’Europa, a iniziare dalle zone interne dell’Isola. Come quelle della Marmilla che sette anni fa hanno aperto le braccia a padre Cletus, arrivato dalla Nigeria con un ricco bagaglio di speranze e progetti. «Sono stato accolto con gentilezza e affetto, tutti sono sempre disponibili con me» osserva il sacerdote che dopo quattro anni a Morgongiori, adesso guida le parrocchie di Sini, Gonnosnò e della frazione di Figu.

Nuova vita

Tre piccolissimi centri nel cuore della Marmilla, complessivamente poco più di mille abitanti e l’incubo spopolamento che incombe: una sfida non da poco per il sacerdote, 58enne. «Cercare di coinvolgere i ragazzi, trasmettere loro i valori del Vangelo per costruire una società migliore». Ma riuscire a parlare ai più giovani non sempre è semplice. «Quando chiedo se qualcuno vuole diventare sacerdote, quasi scappano – racconta – alcuni bambini si vergognano persino di fare i chierichetti ma io cerco di coinvolgerli anche con altre attività». Padre Cletus, con lunghi studi di teologia e filosofia alle spalle e una carriera da docente in seminario nella capitale nigeriana Abuja, non si scoraggia. «Continuo con la mia missione, adesso è questa la mia strada e sono felice – dice con sicurezza - grazie all’incarico che mi ha assegnato il vescovo Roberto Carboni, ho l’opportunità di vivere un’esperienza nuova, di arricchirmi nel confronto con una cultura diversa e con i miei parrocchiani». Anche la chiesa è differente. «In Nigeria è molto viva, sempre piena di giovani – ricorda – ogni sabato si celebra un matrimonio, sono tanti anche i battesimi, è capitato di battezzare anche 15 bambini in un giorno». In Sardegna sembra di essere su un altro pianeta. «In cinque anni a Morgongiori ho celebrato un solo matrimonio, due battesimi a Gonnosnò mentre a Sini siamo fermi. In questi paesi le chiese sono poco frequentate, l’obiettivo è cercare di rianimarle coinvolgendo le persone». È più semplice fare il sacerdote in Nigeria? «Sì – ammette padre Cletus – è una cultura completamente diversa ma cerco di fare del mio meglio e soprattutto cerco di parlare ai bambini che non hanno filtri e nella loro spontaneità riescono a essere maturi».

Il passato

La Sardegna, dopo un’esperienza di un anno a Torino, è diventata una seconda casa. Bel clima, buon cibo ma l’Africa resta la sua terra. «La Nigeria è un Paese ancora poco sviluppato ma ha tante ricchezze, purtroppo mal distribuite – sostiene – è molto forte lo spirito di comunità anche se c’è poca sicurezza, la sera si ha paura a uscire da soli». E pesano i problemi legati ai diversi credo religiosi: la popolazione è per metà cristiana e per metà musulmana più altre minoranze. In passato ci sono stati diversi attentati contro i cristiani. «Io fortunatamente non sono mai stato coinvolto, le violenze sono sempre da condannare» ripete il parroco che subito precisa. «C’è una differenza fondamentale: il Cristianesimo, dopo gli errori del passato con l’Inquisizione e le Crociate, ha abbandonato la violenza e predica anche l'amore dei nemici. Mentre l’Islam fondamentalista usa pure la violenza come strumento di evangelizzazione. Per loro i nemici, considerati infedeli, devono essere uccisi. In un clima simile non potranno mai esserci pace e unità». I missionari però ci provano, la loro strada ha una direzione ben definita.

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