Montecitorio

Costa capogruppo, ma in FI è solo tregua 

La riorganizzazione degli azzurri alla Camera non cancella le divisioni interne 

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Enrico Costa nuovo capogruppo di Forza Italia alla Camera. E l’uscente Paolo Barelli verso un posto da viceministro per i Rapporti con il Parlamento. Questa la risposta dei vertici azzurri alla richiesta di rinnovamento del partito avanzata da Marina e Pier Silvio Berlusconi e iniziata con l’avvicendamento alla presidenza in Senato, dove Stefania Craxi ha sostituito Maurizio Gasparri.

Il vertice

A sancire il turn over, una riunione serale lampo del gruppo a Montecitorio, dopo una giornata di tensioni e di voci contrastanti. I deputati eleggono Costa per acclamazione, anche per evitare una conta interna. Il neo-capogruppo, in un breve discorso, ha ricordato Silvio Berlusconi e insistito su «competenza e coesione». Poi i «valori liberali» e i «diritti». Auguri dal segretario Antonio Tajani, assente alla riunione, che ha ringraziato il capogruppo uscente per «il lavoro prezioso».

L’attesa

Sul futuro di Barelli, invece, ancora nessun annuncio formale. «Non ho nessuna richiesta. Se mi chiameranno dal Governo, vedremo, risponderò», precisava ieri. Fonti qualificate, però, danno il nuovo ruolo come cosa fatta. Anche perché questa è la contropartita sollecitata da Barelli stesso a Tajani (i due sono consuoceri). La nomina a viceministro (senza portafoglio) potrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei ministri, atteso per giovedì e chiamato a completare il mosaico dei nuovi incarichi di governo.

Le tensioni

L’elezione di Costa rappresenta per Forza Italia una tregua, seppur fragile ed esposta alle forti correnti che attraversano il partito. Le fibrillazioni interne restano. Per ore, ieri, si rincorrevano voci su diverse alternative al “nodo Barelli”. Lo “schema B” avrebbe previsto la deputata azzurra Chiara Tenerini come sottosegretario al Lavoro, con conseguente spostamento del leghista Claudio Durigon al Mef. Federico Freni veniva dato alla Consob e così nulla per Barelli. Poi la correzione. Anche perché l’ormai ex capogruppo non ne ha mai voluto sapere di cedere la presidenza della Federazione italiana nuoto, compatibile solo con incarichi di governo senza portafoglio. La minoranza del partito, però, vuole il «reset totale» nell'ufficio di presidenza del gruppo, con un cambio anche del vicepresidente vicario e del tesoriere.

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