L’isola e l’Europa

«Continuità territoriale da ripensare» 

L’ex premier Letta a Cagliari: sinora modelli poco incisivi, serve una battaglia comune 

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Nell’Europa dei Ventisette deve essere trovato lo spazio per la Sardegna, anche «cambiando le regole della Continuità territoriale». Enrico Letta, l’ex premier oggi decano dell’Università privata Ie di Madrid, l’ha detto ieri a Cagliari, al tavolo di “Quale Europa per le imprese”, appuntamento a metà tra l’economia e la politica promosso da Confindustria. C’erano anche il leader nazionale Emanuele Orsini, la presidente della Regione, Alessandra Todde, e il deputato di FdI, Salvatore Deidda. Sullo sfondo la riforma a cui il Vecchio Continente è chiamato: non più solo l’Europa dei popoli, ma anche l’auspicato «mercato unico della finanza, dell’energia e della connettività, diversamente siamo destinati a diventare una colonia dell’America e della Cina».

Sguardo lungo

Letta è partito da un presupposto: l’Italia, per la sua geografia, non può fare a meno della Continuità territoriale, tanto quella aerea quanto la marittima. «Siamo anche il Paese delle Isole, una parte importante del nostro Sistema», per questo servono «collegamenti efficienti», un obiettivo che va raggiunto «con una grande battaglia nazionale, a cui tutti devono partecipare, senza stare a guardare le differenze di colori». È convinzione dell’ex premier che «i modelli della Continuità hanno avuto sinora poca incisività». Letta, a domanda precisa, richiama pure la necessità di un tetto sulle tariffe aeree per non residenti. Una scelta diversa diventa «un trattamento preferenziale in negativo», perché «preclude l’accesso all’Isola».

I passaggi

In quasi tre ore di dibattito, la competitività e le politiche di coesione sono state univocamente riconosciute come le direttrici entro cui riformare Bruxelles, «visto che l’organizzazione attuale è stata messa in crisi», prima da Trump e poi dalla guerra in Medio Oriente. «Io – ha premesso Orsini – sono un europeista convinto. Ma oggi Bruxelles non sta affrontando la crisi». E «se le imprese lasciano i territori, si apre un problema sociale». Per il presidente di Confindustria bisogna intervenire intanto «sul costo dell’energia: quando le nostre aziende arrivano a pagare un prezzo anche di tre volte e mezzo superiore rispetto ai concorrenti europei, perché il raffronto extra Ue è molto peggiore, non sono messe nelle condizioni di lavorare al meglio». L’associazione, in linea con il Governo Meloni, sollecita pure la revisione del Patto di stabilità (l’equilibrio dei conti impone ai Ventisette l’obbligo di mantenere il deficit entro il 3% del Pil e il debito non oltre il 60% del Prodotto interno lordo).

La posizione sarda

Sul ruolo dell’Ue, Todde ha richiamato «il valore della coesione, considerata oggi da troppi Paesi dell’Ue alla stregua di una mancetta verso chi è rimasto indietro. Ma quando l’Anas promette alla Sardegna 5 miliardi di investimenti, non fa altro che utilizzare soldi che arrivano da Bruxelles per ridurre i gap di infrastrutturazione e quindi di crescita tra i territori». Per la governatrice, la politica Ue andrebbe corretta anche sulla classificazione degli «aiuti di Stato» che vietano «in troppe occasioni il sostegno pubblico». Ugualmente sui trasporti, per Todde «è assurdo che la Sardegna debba rinegoziare ogni tre anni la propria condizione di insularità, seppure immodificabile nel tempo (di durata triennale sono infatti i bandi della Continuità aerea)».

Collegamenti marittimi

La finestra aperta sull’Ue da Confindustria Sardegna, con il presidente Maurizio De Pascale che ha moderato il convegno, è stata anche l’occasione per allungare la bacchetta contro le Ets, i certificati verdi pagati dalle compagnie di navigazione per le emissioni di Co2. In Sardegna, dove il peso del balzello ricade sugli autotrasporti, è scattata l’emergenza, «la prova che le politiche europee non sempre guardano all’interesse di imprese e cittadini», ha detto Deidda. In collegamento video da Bruxelles è intervenuto Raffaele Fitto, il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, che ha condiviso l’idea «di riformare l’Europa».

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