C’era un tempo la normale dialettica politica tra maggioranza e opposizione. Ieri, nell’Aula consiliare di Assemini, il confronto si è spostato invece sul terreno minato della legittimità istituzionale per volontà delle consigliere di minoranza Niside Muscas e Sabrina Stara, protagoniste di una parabola politica che da mesi sta agitando i loro sonni ma un po’ meno quelli della Giunta guidata dal sindaco Mario Puddu.
Il punto
La vicenda affonda le radici a fine primavera: il 3 giugno Stara formalizza l’addio a Fratelli d’Italia per approdare al Gruppo Misto, seguita il 22 giugno dalla collega Muscas. In quell’occasione le due annunciano la nascita del gruppo “CivicaMente”. Ma l’iter per la sua costituzione incontra subito stop regolamentari e frizioni sul fronte opposto.
Il clima precipita il 31 luglio, quando la proposta d’ufficio elaborata dal presidente del Consiglio, Alberto Nioi, per redistribuire le rappresentanze nelle otto commissioni permanenti (assegnando il 66 per cento dei posti alla maggioranza e il 34 alla minoranza) viene clamorosamente bocciata dall’Aula. Muscas e Stara contestano l’impostazione politica dei tagli e la mancata assegnazione della commissione Cultura, denunciando un’ostruzionalistica estromissione dai lavori preparatori.
In Aula
Ne deriva uno stallo sfociato ieri nella lettura, da parte di Muscas, di una dura comunicazione formale rivolta alla presidenza e acquisita agli atti dell’Aula: «Da mesi ci viene negata una piena e adeguata partecipazione alla vita consiliare», ha tuonato, «non siamo più convocate nelle Commissioni, non veniamo coinvolte nelle riunioni dei Capigruppo e siamo persino state escluse dalle chat informative». Atteggiamento che le due esponenti non considerano un banale intoppo organizzativo ma un vero deficit di rappresentatività e partecipazione democratica che penalizza gli elettori.
Atti
Il passaggio più critico dell’intervento riguarda le possibili ripercussioni contabili e amministrative. Muscas e Stara paventano il rischio di invalidazione degli atti approvati in questi mesi senza la necessaria componente consiliare: «La mancata convocazione di un consigliere avente diritto può determinare profili di illegittimità delle deliberazioni. Se gli organi hanno operato in assenza dei componenti previsti, potrebbero emergere conseguenze anche sugli adempimenti economici e sui gettoni di presenza, con un potenziale danno erariale».
Passo indietro
La richiesta al presidente Nioi è chiara: ripristinare subito la piena operatività istituzionale delle due consigliere, chiarire le prerogative loro spettanti e formalizzare i criteri d’accesso alle commissioni. Intanto entrambe hanno richiesto l’invio immediato del verbale e degli atti all’assessorato regionale degli Enti Locali, alla Prefettura di Cagliari e al ministero dell’Interno: «Non chiediamo privilegi ma gli stessi diritti, regole e garanzie riconosciuti a tutti gli altri», ha concluso Muscas, «la democrazia consiliare non si applica a maggioranza né per convenienza del momento».
Contestualmente, Muscas ha annunciato la decisione di congelare gli interventi ufficiali in Aula fino al ripristino delle garanzie democratiche. Sbrigativo, per ora, il presidente Nioi, che si è riservato di fornire una risposta scritta nel prossimo Consiglio.
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