L’emergenza

Migranti, corto circuito tra Monastir e Olbia 

Richiesta di asilo respinta ed espulsione ma i comandanti rifiutano l’imbarco 

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Ieri l’ultima riunione riservata dei dirigenti della Polizia di Stato, il personale in divisa per la gestione dell’ordine pubblico all’Isola Bianca è finito. Gli agenti della Polizia di Frontiera sono due, ma non bastano più neanche quelli che quotidianamente vengono inviati dal Commissariato di Olbia. Così da ieri altro personale partirà da Tempio, poliziotti che hanno il compito di operare all’interno del porto dell’Isola Bianca dove da settembre ormai decine di persone in arrivo dal Centro di accoglienza straordinaria di Monastir cercano di partire e vengono respinte agli imbarchi.

Richiedenti protezione internazionale, destinatari di un ordine di allontanamento dal territorio nazionale e privi di documenti. Partono da Monastir per raggiungere il porto di Olbia e tentano inutilmente l’imbarco. La maggior parte è algerina, molti hanno l’ordine di respingimento firmato dai dirigenti dell’Ufficio immigrazione della Questura di Cagliari. Il corto circuito del sistema sardo di gestione dell’emergenza migranti. Le persone arrivano dal mare, si legge nei loro documenti “non regolari, fermati in attraversamento frontiera esterna”, vengono trasferite a Monastir e poi dal Cas strapieno si spostano a Olbia con l’ordine di espulsione. Ma una volta davanti ai traghetti (ci sono stati diversi tentativi di forzare il blocco) vengono respinti. Decine di persone bivaccano nei pressi della Stazione marittima, altri raggiungono il centro storico di Olbia. Senza soldi, alcuni senza scarpe, senza documenti e senza un posto dove dormire.

Il no delle compagnie

Le compagnie di navigazione sono orientate a bloccare definitivamente gli imbarchi di persone che non hanno documenti che consentano l’identificazione, il Cui (Codice univoco identificativo) non viene ritenuto sufficiente dai comandanti dei traghetti. I migranti non partono e restano in Sardegna. Sulla direttrice Monastir-Olbia il pasticcio è grande. Il caso Isola Bianca ora approda in Parlamento. Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Pd, ha deciso di presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Il Cas di Monastir

Lai dice: «Novantasette persone bloccate al porto di Olbia il 13 ottobre, nei giorni precedenti erano state 94 e 92. Lo stallo va avanti da oltre quaranta giorni: gli arrivi proseguono, gli imbarchi no. Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi hanno trasformato la sicurezza nel marchio del loro governo. A Olbia, davanti a una situazione nota da settimane, non sono stati capaci di trovare una soluzione. Questa è la realtà, al di là della propaganda». Ancora Lai: «Chiederò dati aggiornati su presenze e capienza di Monastir, le ragioni dei mancati imbarchi e le procedure di verifica dei documenti, le condizioni di assistenza delle persone bloccate e gli organici della Polizia di frontiera. Meloni e Piantedosi dovranno rispondere anche in Parlamento di una vicenda che il governo non può più fingere di non vedere. Le compagnie richiamano problemi documentali e sicurezza della navigazione. Il Siulp denuncia carenza di personale e procedure assenti. Così una criticità conosciuta da settimane esplode davanti ai passeggeri e ricade sui migranti, sugli agenti e sulla città di Olbia. Non si può aspettare che la tensione salga o che qualcuno si faccia male per ammettere che il sistema non funziona». Lai chiede un vertice immediato. Anche il segretario provinciale del Siulp Nord Sardegna, Massimiliano Pala, si rivolge al governo: «Adesso intervenite, non ci sono più alibi per rinviare».

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