Monastir.

Carabinieri a caccia di telefonini rubati 

Controlli nel Centro che ospita i migranti, in azione decine di militari 

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Dieci pattuglie per una ventina di uomini con un ordine preciso: entrare al Centro per migranti di Monastir e controllare i telefonini degli ospiti alla ricerca di quelli (decine) rubati nelle ultime settimane nell’Hinterland e a Cagliari, soprattutto al Poetto.

Sabato

L’operazione è andata in scena sabato scorso, ma quali siano stati i risultati non è noto. Di sicuro non è passata inosservata la presenza di mezzi e militari davanti all’hotspot sin dal primo mattino. Un movimento inconsueto a quell’ora e in condizioni normali. I militari della Compagnia di Iglesias, di Sanluri e di Dolianova sono comparsi alle 8, si sono fermati davanti ai cancelli e poi sono entrati. Da quel momento sono cominciate le verifiche, ospite per ospite.

Porte aperte

Un lavoro enorme, tenuto conto che nel Centro trovano spazio, si fa per dire, anche 800 persone. E anche delicato, tenuto conto che in quel moderno girone infernale è possibile uscire quando e come si vuole nonostante sia (dovrebbe essere) un posto nel quale trattenere persone da identificare, controllare e trattenere sino al completamento delle verifiche. Invece in quel complesso alla periferia del paese non passa giorno senza che forze dell’ordine e 118 debbano intervenire per risse, accoltellamenti, gesti di autolesionismo. Mentre gli ospiti si muovono liberamente all’interno e all’esterno della struttura.

Il bisturi

L’ultimo gesto eclatante risale a venerdì scorso: un cittadino algerino che, sorpreso a rubare nell’infermeria, si è chiuso nel locale e, afferrato un bisturi, ha cominciato a procurarsi ferite che ne hanno reso necessario il ricovero all’ospedale Santissima Trinità.

Ma gli interventi del personale sanitario sono così tanti da rendere ormai impossibile tenerne il conto, mentre carabinieri e polizia fanno quel che possono per cercare di presidiare il territorio.

I vertici

Poi, uscita la notizia dei tanti furti di telefonini e del fatto che il loro segnale partiva proprio dall’hotspot Monastir, punto dove con tutta evidenza si trovava la refurtiva, ecco che i vertici dell’Arma hanno deciso di dare un segnale, per quanto possibile, e hanno inviato davanti al Centro gli uomini e i mezzi disponibili senza scoprire del tutto il territorio.

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