La nuova stagione.

Caprile: «Ho in testa solo la maglia rossoblù» 

Il portiere è ormai un veterano: «Prima salviamoci, poi potremo toglierci molte soddisfazioni» 

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Il Cagliari prima di tutto. Elia Caprile è tra coloro che ci credono. Arrivato al Cagliari per 8 milioni di euro dal Napoli – che gli ha preferito Alex Meret e poi, per sopperire agli infortuni del portiere friulano, ha dovuto sborsare più di 20 milioni per portare via dal Torino Vanja Milinković-Savić –, per ora non ha ricevuto richieste da top club in grado di fargli immaginare un futuro lontano dalla Sella del Diavolo. Lui, che tre anni fa di questi tempi, da portiere del Bari, ha avuto il più grande dispiacere calcistico della sua carriera proprio dai rossoblù, con il gol di Pavoletti al San Nicola allo scadere della finale playoff per la Serie A.

Umiltà

La massima divisione nazionale da titolare l’ha conquistata per ironia della sorte alla Domus, parando tutto ciò che, nell’ultimo campionato e mezzo, c’era da parare: «Mi sono meritato sul campo la possibilità di rappresentare oggi questa squadra e sento una responsabilità importante, che mi rende orgoglioso», ha detto ieri dal ritiro di Ponte di Legno. «Il Cagliari è una società storica e rappresentarla è un onore. Per quanto riguarda il mercato, sinceramente penso solo al Cagliari. Per tutto il resto ci sono gli agenti: oggi non c’è nulla e la mia testa è rivolta esclusivamente a fare il meglio possibile qui e raggiungere la salvezza con questa maglia».

Leadership

Il portiere rossoblù sa di avere un carattere forte, in campo e fuori: «Una delle mie caratteristiche principali è sempre stata la personalità», ha proseguito. «Devo imparare anche a gestirla, perché siamo un gruppo di 30 giocatori più lo staff e bisogna sempre capire come rapportarsi con chi si ha davanti. Voglio essere un leader dentro e fuori dal campo. Ascolto molto il tecnico Fabio Pisacane, che ha esperienza, così come il preparatore dei portieri Luca Bucci, che ha avuto una grande carriera e continua a darmi consigli preziosi. Credo che Pisacane si sia guadagnato grande fiducia sul campo e oggi riesce anche a entrare più a gamba tesa con noi quando serve. In un anno abbiamo costruito un rapporto molto bello. È un allenatore giovane, mi ha responsabilizzato tanto, anche affidandomi la fascia da capitano. Mi ha fatto capire quanto tenga a me e quanta fiducia riponga nelle mie qualità».

Obiettivi

Le idee sono chiare anche sugli obiettivi: «Dobbiamo raggiungere la salvezza il prima possibile. I 43 punti conquistati lo scorso anno non sono stati affatto scontati. Prima mettiamo al sicuro la categoria, poi proveremo a toglierci tante soddisfazioni». A livello personale, ricorda: «Ho 25 anni e sento di avere ancora molto da imparare, sia dentro sia fuori dal campo. So che molti compagni mi osservano e che tante persone si rivedono in me, anche per il senso di appartenenza che cerco di trasmettere. Di questo vado fiero, ma sono consapevole che non si smette mai di imparare. Voglio continuare ad ampliare i miei orizzonti e migliorare sotto ogni aspetto». C’è pure un posto in Azzurro da consolidare: «La Nazionale è il sogno di ogni bambino e io ho avuto la fortuna di realizzarlo. Adesso non voglio perdere questa opportunità. So però che tutto passa da quello che farò con il Cagliari: se riuscirò a fare bene qui, avrò anche la possibilità di essere convocato di nuovo».

Il gruppo

Gli ultimi acquisti, per Caprile, si sono già inseriti nel gruppo: «Mi hanno fatto un’ottima impressione. Qualcuno lo conoscevo già, altri li sto scoprendo giorno dopo giorno. A tutti abbiamo trasmesso un concetto semplice: il Cagliari viene prima dell’io. Il resto arriva solo con il lavoro quotidiano. Noi più esperti faremo di tutto per aiutarli a sentirsi a casa e a integrarsi il prima possibile». Sul caso Esposito non ha problemi a esprimersi: «Seba è uno dei leader della squadra e in questo momento pensa soltanto ad allenarsi con il Cagliari. Lavora bene ogni giorno e sa che cosa significhi rappresentare questi colori. Siamo al suo fianco, lui aiuta noi e noi aiutiamo lui: è questo il senso di un gruppo unito».

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