Turismo.

Capitale del mare, sfuma il sogno 

Vince Ravenna che incassa il premio da un milione. Il Comune: ci riproveremo 

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Alla fine ce l’ha fatta Ravenna, per qualcuno a sorpresa, superando la concorrenza di altre 53 città. Quella romagnola è la Capitale del Mare 2026. Cagliari torna da Roma con una buona dose di delusione ma anche una certezza: essere comunque entrata nel circolo delle città votate alla sostenibilità. Amarezza e rilancio, quindi. «Partecipare a progetti collettivi aiuta le città a fare rete e mettere a sistema tante risorse del territorio. Per questo motivo abbiamo raccolto la sfida con entusiasmo e sulla stessa strada continuiamo a programmare la sviluppo di una città che valorizza sempre di più il suo rapporto con il mare e accompagna le trasformazioni in atto nel segno della collaborazione e della sostenibilità», spiega l’assessore all’Urbanistica Matteo Lecis Cocco Ortu.

Sguardo rivolto al futuro

Dopo aver “lottato” con città come Genova, Cagliari ci riproverà il prossimo anno. «Un ringraziamento va a tutti i partner istituzionali che hanno presentato con noi un progetto che parlava di sostenibilità ambientale, sviluppo economico e riattivazione di spazi attualmente sottoutilizzati», dice ancora l’assessore Lecis Cocco Ortu. «Buon lavoro alla giovane amministrazione di Ravenna con cui non mancheranno occasioni di confronto, pronti a partecipare nuovamente il prossimo anno alla competizione», assicura.

Il premio, un incentivo di un milione di euro per implementare le attività connesse alla sostenibilità e di promozione della cultura marittima, va dunque a Ravenna. Cagliari era arrivata a questo appuntamento con un progetto che puntava sul riuso di alcuni spazi lungo il frontemare e sul miglioramento dei servizi per l’accoglienza dei turisti, e per questo motivo aveva buone chance di ottenere il riconoscimento.

Le polemiche

Nel frattempo, tra i banchi delle opposizioni a Palazzo Bacaredda partono le “accuse” a un progetto definito «debole». «Il dossier puntava su ambiente, sport e turismo, ma ha clamorosamente ignorato gli aspetti economici cruciali come porti, trasporti marittimi, pesca e balneari, settori vitali per l’economia isolana», tuona Pierluigi Mannino, FdI. «Il piano del Comune si è limitato a vaghe promesse su infrastrutture sportive sostenibili e centri velici, trascurando una visione integrata sullo sviluppo commerciale-portuale. Senza strategie concrete per potenziare il traffico merci e la filiera ittica, Cagliari ha presentato un progetto monco», aggiunge. E ancora: «Questa debacle richiama il fallimento nella corsa a Capitale Europea della Cultura», 9 anni fa, «quando l’amministrazione centrosinistra dissipò risorse e opportunità con un dossier debole e privo di appeal. La scarsa propensione a costruire progetti vincenti si conferma». Critico anche Giuseppe Farris, CiviCa 2024: «Ravenna ha vinto perché negli anni ha costruito una strategia chiara: porto, economia marittima, waterfront urbano e accessibilità sono stati al centro di una pianificazione unitaria, una visione politica condivisa. Il mare, quindi, non è stato visto solo come un elemento paesaggistico, ma come una leva di sviluppo economico. Eppure Cagliari avrebbe tutte le condizioni per poter svolgere questo ruolo.

Se il progetto con cui ci siamo candidati si è limitato a inserire poche iniziative prive di un concreto legame con la città, la sconfitta era scritta già in partenza. Bisognerà riprovarci il prossimo anno, tenendo a mente le ragioni per le quali Ravenna ha vinto e noi perso. Cagliari si conferma una città sul mare, ma non una città di mare». ( ma. mad. )

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