La storia.

Biagio Ortu da Milis all’Accademia: «Il sogno si avvera» 

Studi al liceo De Castro, diventerà uno dei nuovi ufficiali dell’Esercito 

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Domani nella storica cornice del Cortile d’onore del Palazzo ducale di Modena si sentirà anche la voce di Biagio Ortu che, insieme ad altri 253 allievi, urlerà a squarciagola “Lo giuro”, esprimendo così la sua volontà di essere fedele alla Repubblica. Sarà l’ultimo atto per i 254 giovani che sono stati ammessi alla prestigiosa Accademia militare nel 207° corso “Feremezza”, tra cui 44 donne e 18 stranieri, 65 destinati all’Arma dei Carabinieri, mentre gli altri andranno a rinforzare i ranghi dell’Esercito. I cadetti sardi saranno 5 e tra loro appunto Biagio Ortu, 21 anni di Milis, un fratello, iscritto al corso di laurea in Scienze strategiche, diplomato al liceo classico De Castro di Oristano, appassionato di alpinismo, ma anche appassionato di un hobby molto particolare: realizzare coltelli.

Cosa ti ha spinto a scegliere la carriera militare?

«Un insieme di fattori: far parte di una realtà in cui si può far affidamento costante sui colleghi, in cui ci si spinge l’uno con l’altro per migliorare in tutti i settori, dalla componente fisica a quella mentale e accademica. Inoltre la mia passione per la storia mi ha sempre portato ad interessarmi alle varie tradizioni e vicende che hanno visto coinvolte le Forze Armate e chi svolge un servizio al Paese, portandomi a scegliere questa strada».

Come è una giornata tipo in Accademia?

«Inizierei descrivendo le prime attività della mattina che svolgiamo ogni giorno in maniera schematica, dalla sveglia alla rivista, fino all’alzabandiera, per poi parlare delle varie attività durante la settimana. In questi mesi sto affrontando studi di tipo scientifico e militare che servono a formarmi quale futuro ufficiale. Penso che particolarità dell’Accademia militare sia proprio la moltitudine di attività che gli allievi svolgono durante la giornata».

Cosa significa giurare fedeltà alla Repubblica e quali valori di questa promessa pensi saranno importanti?

«Significa dichiarare di fronte alla Nazione la volontà e la consapevolezza di una vita in cui sarà messo il dovere e i valori del Paese prima di ogni altra cosa. Lo considero un punto di partenza, che cambia radicalmente il modo di vedere ciò che ci circonda e in futuro sarà importante essere consapevoli della responsabilità e del rispetto che dobbiamo».

Quanto è importante questa cerimonia per la tua famiglia e come la vivrà?

«Un momento sentito: sarà la prima volta che nella mia famiglia qualcuno presta giuramento. Per loro un orgoglio e un riconoscimento per i sacrifici fatti».

Pensando al futuro, cosa senti di aver costruito a Modena e c’è qualche insegnamento della tua famiglia che ti torna in mente?

«Sicuramente ciò che della mia famiglia non perderò mai, soprattutto come futuro ufficiale, sono alcuni valori: l’educazione, l’umiltà, la riconoscenza, guardare con responsabilità chi ha bisogno di aiuto e impegnarsi costantemente anche se i risultati non arrivano nell’immediato, avendo fede in ciò che si fa».

Hai mai avuto momenti di nostalgia o difficoltà legate alla lontananza?

«Ci sono stati dei momenti di difficoltà. Ed è qui che come militari bisogna farsi forza l’uno con l’altro, supportarsi nello sconforto e andare avanti cercando di migliorare. I miei amici e la mia famiglia hanno sempre pensato che fosse quella la strada che volessi percorrere, non sono stati troppo sorpresi quando ho detto di voler entrare in Accademia».

Guardando al futuro, come ti vedi?

«Vorrei diventare un ufficiale su cui i propri uomini possano fare affidamento, vorrei apparire come una persona disposta ad ascoltare e aperta al dialogo con i colleghi, migliorare costantemente, ascoltando chi ha più esperienza con umiltà e affrontando con determinazione le difficoltà».

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