Corte d’appello.

Autorità portuale, stangata da 1,3 milioni 

I giudici danno ragione ad Abbanoa: «Da saldare le bollette mai pagate» 

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L’Autorità portuale dovrà versare ad Abbanoa 1.306.154 euro, oltre agli interessi maturati, per consumi d’acqua e anche per quelli legati alle perdite della condotta interna all’area marittima. Lo ha deciso la Corte d’appello cittadina che ha dato ragione alla società che gestisce l’erogazione idrica al termine di un lungo e complicato contenzioso civile, nato dalla verifica di sei contatori. I consumi contestati, alcuni legati alla condotta colabrodo, partono dal posizionamento degli apparecchi, a partire dal 1 luglio 2005 e sino al 31 dicembre 2006.

Il procedimento

A rivolgersi al Tribunale era stata Abbanoa, difesa dall’avvocato Luca De Angelis, che il 22 dicembre 2011 aveva rivendicato il credito milionario legato ai sei contatori nei confronti dell’Autorità Portuale, assistita dal legale Corrado Chessa, che aveva poi chiamato in causa il Comune, difeso dall’avvocato Andrea Casu. Nel corso del procedimento di primo grado i giudici avevano accertato che il credito superava il milione e 300mila euro. Ma sia in Tribunale che in Corte d’appello è riproposto un punto cruciale sostenuto dall’Autorità Portuale: i consumi sarebbero stati viziati dalle perdite legate al pessimo stato di manutenzione della rete idrica. Dopo l’esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria, effettuati nel 2006 dall’Autorità Portuale, anche i consumi si erano drasticamente ridotti. «La vastità e le variegate caratteristiche di quella rete sono irrilevanti», si legge nel documento, così come non è mai stato contestato dall’Autorità Portuale che «i sei contatori delimitassero correttamente l’afflusso dell’acqua alla rete idrica portuale».

In Appello

Cruciale, dunque, la chiamata in causa del Comune (con domanda di manleva, ovvero che sia l’Amministrazione comunale a pagare) da parte dell’Autorità Portuale che ha sempre ribadito come le carenze e le criticità delle condotte risalissero a prima del 26 marzo 2003, ovvero fino a quando il Comune di Cagliari ha gestito direttamente il sistema idrico integrato. «Non si vede come possano essere addebitati al Comune», si legge nella sentenza, «i costi per i maggiori consumi per le perdite venute a cessare per effetto di interventi manutentivi di oltre tre anni dopo. L’odierna appellante era a conoscenza delle criticità della rete idrica portuale e, per ragioni rimaste sconosciute, ha eseguito i necessari lavori manutentivi, necessari per ridurre i consumi, con un ritardo le cui conseguenze non può pretendere di porre a carico delle odierne parti appellate». Da qui la condanna a pagare anche quei consumi dipesi dalle perdite della condotta che, per i giudici, sarebbe dovuta essere aggiustata prima.

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