1957-2026

Assemini ’85: Afrika Bambaataa accese il rap in Sardegna 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La morte di Afrika Bambaataa, avvenuta nella notte di giovedì, riporta a galla una storia che in Sardegna non è mai diventata davvero memoria ufficiale, ma che per chi c’era resta un punto di origine preciso. Una data: 8 giugno 1985, sabato. Un luogo: la discoteca Woodstock di Assemini.

Quella sera, in un locale destinato a entrare nella geografia sentimentale della musica isolana, si radunarono circa duemila persone. Era chiaro che non si trattava di un concerto qualsiasi. Per una volta, la sensazione diffusa era che la storia non stesse arrivando in ritardo, filtrata dai dischi o dalle riviste: stava accadendo lì, in diretta. L’iniziativa nacque dentro Radio Flash, una delle realtà più vitali di quegli anni.

Bambaataa, guida della Zulu Nation, arrivò a Cagliari con parte dei Soul Sonic Force. L’impressione era quella di un contrasto netto: l’immagine forte - la cresta alla moicana - e poi una timidezza che spiazzava. Erano lontane e inimmaginabili le accuse di molestie sessuali che travolsero anni dopo Bambaataa. Era un’altra epoca e quella serata al Woodstock si aprì con il dj set di Larry The Hit del Tenax di Firenze. Poi l’ingresso del rapper. E lì, qualcosa cambiò. In scaletta c’erano brani fondamentali, da “Looking for the Perfect Beat” a “Renegades of Funk”. Ma il punto non era solo musicale. Il cuore di quella sera stava nel messaggio: la possibilità, per chiunque, di salire su un palco, prendere un microfono e raccontare la propria storia. Per molti ragazzi sardi, quel passaggio non fu astratto. Trovò un’eco immediata, quasi naturale. Dentro quella cultura - rap, deejaying, breakdance, writing - si intravedeva una forma di espressione capace di dialogare con radici profonde, con un’identità sarda abituata da sempre al racconto orale e alla rivendicazione.

A distanza di quarant’anni, l’arrivo di Afrika Bambaataa ad Assemini resta un episodio poco documentato ma decisivo. Un evento che non ha lasciato grandi archivi, ma una memoria diffusa, stratificata, viva. Con il lutto recente, quella notte torna a imporsi con forza. Non come momento nostalgico, ma fondativo: l’istante in cui, anche in Sardegna, l’hip hop smise di essere qualcosa che accadeva altrove e diventò, per la prima volta, esperienza diretta.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI