Oltre che nel tabellone, fin dai sedicesimi, la semifinale tra Argentina e Inghilterra era scritta nel destino e perfino nei cori che da due Mondiali accompagnano la Selección. Sono passati 60 anni dalla partita degli “Animals” di Londra, 40 dal pugnetto furtivo e dalle meraviglie di Maradona sul prato dell’Azteca, sempre nei quarti. Sabato mattina, poi, alla vigilia dei due rispettivi impegni è morto Antonio Rattín, che dell’Albiceleste del ‘66 fu capitano, e dalla cui espulsione nacque una rivalità accesissima, che per decenni avrebbe mischiato in modo inestricabile il calcio e la politica. E il cui nuovo capitolo si ripeterà mercoledì alle 21 ad Atlanta, mettendo in palio un posto in finale ai Mondiali.
La prima volta
Nacque tutto nel Mondiale inglese, in una partita tesa e sporca che gli argentini incattivirono con ogni mezzo, tanto che il ct dei Tre Leoni, Alf Ramsey, non si fece problemi a chiamarli «animali»: sputi, tirate di orecchie e capelli, intimidazioni che andavano oltre i tackle. Al 36’ Rattín fu cacciato per doppia ammonizione in una scena tragicomica, dato che per minuti restò in campo non capendo (o fingendo di non capire) le parole dell’arbitro: non esistevano i cartellini, introdotti da lì in avanti.
Uscendo dal campo prese in mano la bandierina del calcio d’angolo, una Union Jack, e la stropicciò, in un gesto che avrebbe simbolicamente dato il via all’inimicizia tra due nazionali e due popoli.
La guerra
Il 2 aprile 1982 l’esercito della dittatura di Buenos Aires invase l’arcipelago delle Falkland (Malvinas per gli argentini) contese da anni al Regno Unito. Margaret Thatcher inviò navi da guerra, un sottomarino nucleare, aerei e truppe per riconquistarle. Dopo 2 mesi e 12 giorni di duri combattimenti, il 14 giugno, le isole tornarono sotto il controllo di Sua maestà: le truppe argentine subirono una umiliante sconfitta e il bilancio finale fu di quasi mille caduti, 255 britannici e 649 argentini.
Quando all’Azteca, nel 1986, Tre Leoni e Albiceleste si ritrovarono in campo, era molto più di una partita. La dittatura era caduta, ma la morte dei “pibes”, i ragazzi martiri delle Malvinas, era ancora una ferita aperta che chiamava la rivalsa: per questo Maradona dedicò loro i due gol e, sulla “Mano de Dios”, non si fece problemi a dire che «chi ruba a un ladro ottiene 100 anni di perdono». Il match, coronato dalla serpentina memorabile del Diez sul secondo gol, è entrato di diritto nella mitologia argentina e continua a essere vivo.
Il coro
Ha suscitato polemiche, in Inghilterra, il coro cantato negli spogliatoi dalla Selección dopo aver battuto la Svizzera: la accompagna da inizio Mondiale e chiede di «far brillare la quarta stella sulla “camiseta” [...] per le Malvinas, per Diego e per l’ultima di Leo».
Niente di nuovo: le Falkland erano nominate anche nel coro del 2022, “Muchachos”, a dimostrazione che la rivalità è più viva che mai. E lo sarà anche mercoledì sera, dove sarà più di una partita di calcio.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
