Su il sipario.

Antonio Ornano: «Io, “(In)Grato” Tranne che con la mia Sardegna» 

«Sì, a La Maddalena ho vissuto i momenti più belli di tutta la mia vita» 

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Spezzino di nascita, cresciuto a Genova, ma in realtà mezzo sardo. Antonio Ornano spiega: «Mio padre è nato a La Maddalena, ha fatto l'Università a Sassari e ci siamo trasferiti in Liguria solo perché era ufficiale di Marina, ma ora vive a Olbia con tutta la famiglia, dove ho alcuni amici. A La Maddalena ho vissuto i momenti più belli, d’estate, quelli dell'adolescenza».

Attore comico, abile nel creare situazioni e climax, Antonio Ornano è oggi al Teatro Verdi di Sassari con il nuovo spettacolo “(In)Grato” per la regia di Alessandro Nidi. Con la consueta ironia “arrabbiata” Ornano mette in discussione l'obbligo della gratitudine e della felicità. La produzione è firmata Epoché ArtEventi. La tappa è inserita in “Frequenze”, rassegna curata da ARC Suoni Diversi con Shining Production, Roble Factory e Audere. Domani, invece, sarà per CeDac alle 20.30 al Massimo di Cagliari.

È un debutto?

«Con questo spettacolo sì, mentre prima del Covid sono stato a Cagliari, Arzachena e altre località. A Sassari invece è l'esordio assoluto».

Quanto è deleterio l'obbligo della gratitudine per qualsiasi cosa?

«Deleterio come tutte le cose che facciamo condizionati dall'esterno, come tutte le cose che non sono frutto di una espressione naturale di noi stessi. Stiamo perdendo spontaneità e genuinità».

Altro mantra della società: felicità e successo dipendono solo da noi.

«In questa società super performante e competitiva, non solo non c'è spazio per il fallimento ma neppure il diritto di sbagliare. Invece sbagliare è fondamentale per crescere, per capire come aggiustare il tiro».

Cosa le piace dei sardi?

«La dignità e la lealtà alle regole e ai rapporti. Il sardo non è però immediatamente decifrabile e non sai se una cosa dà fastidio o fa ridere. Lo vedremo a Sassari».

C'è spazio per l'improvvisazione nei suoi show?

«Quando lo spettacolo è rodato, essere presenti sul momento è fondamentale per instaurare un rapporto con il pubblico, per cogliere i segnali della platea. Vengo però dal teatro: c'è il copione, faccio delle svise ma torno alla drammaturgia».

Parliamo di donne: siamo noi uomini che non riusciamo a stare al loro passo?

«Siamo noi, saremo sempre perdenti, siamo molto meno arguti. La comicità nasce da situazioni reali, della mia famiglia e di altre famiglie. Le meravigliose malvagità a cui sono sottoposto da mia moglie sono frutto di arguzia e raffinatezza. Ne dico peste e corna, ma lei è vincente, e infatti è idolatrata dalle donne e anche da diversi uomini».

Prossimo obiettivo?

«L’anno prossimo mi tolgo la soddisfazione di fare “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni con Giorgio Gaglione lo stesso regista dello spettacolo che vidi anni fa fatto dai Broncoviz. Con me ci sarà Gaia Elisa Rossi, prestigiatrice, attrice e ballerina».

Ci anticipa una battuta dello show di Sassari?

«Il genovese non ha paura di niente, basta che sia gratis».

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