Una marea di volontari ha invaso oggi Giorgino, trasformando quella che doveva essere una semplice operazione di pulizia della spiaggia in una delle più grandi mobilitazioni ecologiste mai viste in Sardegna. Sono 750 le persone che hanno risposto all’appello lanciato dall’associazione ambientalista Rebelterra e partecipato alla terza edizione dei CleanUp Games, la gara di eco-attivismo che ha trasformato per un giorno il litorale nel teatro di un’azione collettiva senza precedenti. Studenti e studentesse, associazioni, aziende, scout, famiglie e cittadini/e di ogni età hanno lavorato fianco a fianco per ore, raccogliendo oltre 8 tonnellate di rifiuti lungo il tratto costiero che dal Porto Canale arriva al pontile della Rumianca, sulla strada statale 195.
«La grande affluenza è il segno tangibile che qualcosa si sta smuovendo», dice Carola Farci, ideatrice dell’iniziativa. «Certo il format incuriosisce, ma non è solo questo: significa che la mentalità sta cambiando, le persone hanno voglia di combattere il senso di impotenza che i dati sull’inquinamento generano». Il concetto lo ribadisce Stefania Peddio, biologa marina e socia di Rebelterra: «Abbiamo assistito a una presa di posizione collettiva verso la tutela dell’ambiente. Giorgino non è un caso isolato: è una ferita aperta che rende evidenti le condizioni del Mediterraneo».
Gli aspetti più impressionanti del clean up games non riguardano solo i numeri dei partecipanti e la quantità di rifiuti. A colpire sono anche le tipologie rinvenute lungo l’arenile: cumuli di plastica, bottiglie di vetro, pneumatici, batterie d’auto, materiali edilizi, reti e altri strumenti usati per la pesca, frammenti metallici, persino un frigorifero, uno scaldabagno e un “Ciao”.
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