Il personaggio.

Alberto Deidda, 22 anni, regista 

“Between the Storms”, il nuovo lavoro del giovane e talentuoso filmmaker 

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«Avevo 6 o 7 anni. La mia maestra delle elementari realizzò un video con le foto per le mamme e mi disse che usava un software come Windows Movie Maker. Da lì iniziai a chiedermi come funzionasse il montaggio scrivendo a 8 anni il mio primo film, una storia d’avventura».

Pochi mezzi, molti desideri. Ventidue anni e un percorso delineato: Alberto Deidda, giovane regista nato e cresciuto a Sanluri ha già inanellato cortometraggi, proiezioni pubbliche, partecipazioni a festival e un’idea chiara del cinema che vuole fare. Il suo nuovo corto, “Between the Storms”, è disponibile su Youtube già come trailer e uscirà nei prossimi mesi nelle sale dell’Isola.

Come ha imparato, concretamente, a fare cinema?
«Ho studiato soprattutto sui libri. Il mio riferimento è Sergej Eisenstein, il padre del montaggio. Ho letto i suoi manuali e poi ho approfondito la regia. Mi sono appassionato a tutto: dalla costruzione delle inquadrature alla direzione degli attori, una scoperta continua».

Quale è stato il suo primo lavoro mostrato al pubblico?

«Il primissimo è stato un cortometraggio che ha vinto un contest scolastico all’Istituto Buonarroti di Guspini, ma il primo vero lavoro è stato un corto di fantascienza, “Check the opposite”. Non volevo lasciarlo nel cassetto. Ho coinvolto alcuni amici appassionati di foto, grafiche, abbiamo stampato locandine, distribuito inviti, organizzato la produzione. C’era la mano di tutti, anche della mia fidanzata. È arrivata la prima proiezione a Samassi, poi a Sanluri. I cinema erano pieni, con centinaia di persone. Ho capito che quello che facevo poteva arrivare agli altri, anche affrontando temi non diffusi nell’Isola».

Da quel momento non si è fermato più…
«È arrivato “Nati per rinascere”, un thriller psicologico, poi ancora “Gioia Ultima”, che parlava di guerra e scelte attraverso scatti e spari con due soldati come personaggi. Ho sbagliato tantissimo. Ho dovuto imparare a gestire gli attori, la troupe, i costi. Gli errori sono parte del percorso».

Dopo il diploma, ha scelto subito il cinema?
«Mi ero iscritto a Scienze della Comunicazione, ma ho capito che non era la mia strada. Ho iniziato a lavorare come videomaker in proprio e poi sono stato selezionato per un corso a Cinecittà. Sono partito a Roma, studiando produzioni innovative e virtual production. È stata un’esperienza decisiva. Ho respirato aria nuova, ho incontrato professionisti, alcuni dei quali mi hanno affiancato su un nuovo progetto a cui lavoravamo ogni sera, dopo il corso».

Quel progetto è diventato “Between the Storms”. Di cosa parla?
È ambientato nel 2600. La Terra è devastata dal cambiamento climatico e un padre e una figlia si confrontano sulla possibilità di trasferirsi su un altro pianeta. Il film parla di responsabilità e di futuro. Il messaggio è che dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi, ma senza cadere nell’attivismo. Ringrazio i compagni di viaggio, il protagonista Marco Cecchin e la coprotagonista Sophie Mandi, il direttore alla fotografia Alessandro Steri, il supervisore per gli effetti speciali Amedeo Lomonte e Bruno Rizzo per la musica.

Fare cinema in Sardegna per un giovane: limite o opportunità?
«Il problema non è la Sardegna, ma la mentalità. A volte ci limitiamo da soli. Non voglio fare cinema solo per ottenere finanziamenti o aderire a uno schema, voglio raccontare storie universali. La Sardegna può essere una fonte di ispirazione, ma bisogna avere il coraggio di sperimentare».

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