L’iniziativa.

Alberi storici ma malati: «Li abbattiamo» 

Piano per 153 esemplari, c’è l’ok della Soprintendenza. Verranno sostituiti  

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Secchi, malati, vecchi e pericolanti: sono centocinquantatrè gli alberi da abbattere perché “morti in piedi”. Così tecnicamente sono etichettate le piante giunte ormai a fine vita o talmente compromesse da dover essere abbattute per motivi di sicurezza. Pini e lecci, in prevalenza. Ma anche ficus e oleandri. Dopo l’ok della conferenza di servizi, il Comune vara il piano per la messa in sicurezza degli alberi inseriti in categoria D, quelli messi così male da dover essere abbattuti. Sono soprattutto nelle strade del centro, meno nei quartieri periferici: in viale Trieste, in viale Calamosca, in via Dante, in via San Benedetto, solo per citare alcune zone. Spesso si tratta di piante vetuste: oltre il 40% ha più di 50 anni di età. E si sono sviluppate nei decenni in parallelo alla trasformazione dei viali e della città. Cambi che sono stati spesso subiti dalle alberate. «Si tratta di alberi talmente compromessi», quindi pericolosi, «da dover essere abbattuti», spiega l’assessora al Verde pubblico Luisa Giua Marassi. «Tutti saranno poi sostituiti con piante della stessa specie o, se necessario, di specie diversa», perché magari più adatte in un contesto urbano, aggiunge.

Il piano

A dare il via al piano degli abbattimenti l’ok della conferenza di servizi appena conclusa: un passaggio necessario e dovuto (per legge) perché delle 153 piante a rischio crollo, oltre 130 sono situate in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Dunque occorreva il “nulla osta” della Soprintendenza per poterli abbattere. Che adesso, essendo arrivato, autorizza l’amministrazione. «Esattamente come è avvenuto con le potature degli alberi alti», vedi il caso di viale Merello, per esempio, «abbiamo dovuto espletare le procedure per ottenere le autorizzazioni», spiega ancora l’assessora Giua Marassi. «Questo perché alcuni alberi sono inseriti in particolari viali e bisogna rispettare il vincolo paesaggistico», aggiunge.

Si ha l’idea che gli alberi siano eterni, che le piante che creano prospettive perfette nelle strade di Cagliari non avranno mai un fine vita. E invece no. Gli alberi caduti nelle ultime settimane, come in viale Buoncammino, non rientravano in quel grado (D) di criticità: sono state le continue piogge a rendere fragili le radici e causarne la caduta.

La sostituzione

L’amministrazione ha già affidato i l lavoro alla ditta che ha un appalto del Verde. «Tali interventi sono finalizzati al recupero del paesaggio originario e alla messa in sicurezza delle aree in cui sono localizzati gli alberi, fortemente soggette al traffico di persone e veicoli attraverso la rimozione delle classi D, l'eliminazione di specie invasive, la sostituzione di vegetazione secca, al fine di evitare lo schianto incontrollato degli stessi, che potrebbe essere causa di danni a persone, e la messa a dimora di nuove piante autoctone», si legge nell’atto finale della conferenza di servizi.

La messa a dimora di piante è importante, cosi come la creazione di nuove foreste urbane, ma per una città come Cagliari, che ha un patrimonio storico di rilievo, lo è ancora di più. D’altronde, piantare alberi in città è efficace anche per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. «Un po’ di ripristini di alberi nuovi lo faremo a brevissimo», spiega l’assessora Giua Marassi. «In Giunta abbiamo approvato alcuni interventi che consentiranno il ripristino e la sostituzione delle alberature danneggiate dal ciclone Harry nei parchi e nelle aree urbane colpite».

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