Roma. «Qualcosa potrebbe saltare fuori». Chi indaga sul misterioso movente dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci non nasconde che risposte ed «elementi di chiarezza» potrebbero arrivare dai tre cellulari e dalle due pen trovati il 4 luglio nella perquisizione in casa dell’imprenditore Valter Lavitola, ritenuto dai Pm della Dda il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta il 16 ottobre scorso davanti alla villetta di Pomezia (Roma) dove Ranucci vive con la famiglia.
Le chat, il sondaggio
Chat e messaggi, ma non solo. Dai dispositivi potrebbero emergere atti o documenti utili a decifrare la decisione di affidare a una banda avellinese l’azione ai danni del conduttore di Report. Di particolare interesse investigativo potrebbero essere le memorie esterne e le sette pagine dattiloscritte da Lavitola sequestrate dagli investigatori, che hanno accelerato dopo averlo visto davanti a casa con una valigia e aver scoperto che aveva acquistato un biglietto aereo. Durante la perquisizione Lavitola ha contattato Ranucci per informarlo, come confermato dal giornalista che a questo punto potrebbe essere nuovamente ascoltato dai pm. Lavitola, che pensava di testare Ranucci come candidato premier di centrosinistra, in più interviste ha smentito qualsiasi legame tra l’attentato e una “discesa in campo” del conduttore di Report: «Io e Ranucci saremmo stati due stupidi a farci da soli l'attentato - ha detto - E io altrettanto a farglielo come atto d’amicizia a ottobre per poi fare un sondaggio a giugno su di lui come candidato del campo largo». Ma Lavitola non ha smentito di avere inviato a Ranucci su questo tema «una caterva di messaggi» che comunque «la Procura già avrà». E ai Pm potrebbe essere trasmesso a breve un esposto di Fratelli d'Italia: si chiede ai magistrati di chiarire il rapporto tra i due e sui presunti affari di Lavitola nelle fonti rinnovabili nel Lazio.
Pd e Avs contro la Rai
Intanto non si placano le polemiche dopo lo stop alle repliche estive di Report stabilito dai vertici Rai. Il conduttore sui social scrive che imporre lo stop «per cautelare un marchio aziendale è una decisione che rischia di avere la stessa lettura che le bombe davanti casa mia siano state messe per amore» e «la conseguenza di questa decisione è che ad essere sospesa è la qualità del lavoro di una squadra, e soprattutto la memoria di fatti importanti di questo Paese». Per Sandro Ruotolo (Pd) la sospensione è una «scelta sbagliata» che ha «il sapore di una ritorsione nei confronti di una trasmissione che, in questi anni, ha rappresentato uno dei pochi spazi di giornalismo d’inchiesta e di approfondimento nel servizio pubblico». E i leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, giudicano «incomprensibile e sbagliata» l’iniziativa della Rai: «Non si capisce a quale principio di cautela risponda una scelta che nulla ha a che vedere con l’indagine in corso. Peraltro, giova ricordarlo, l’indagine di cui in questi giorni si sta occupando abbondantemente la cronaca» vede il giornalista «come parte lesa». E mentre vanno in freezer le repliche di Report, saltano gli incontri pubblici di Ranucci nell’Isola. Quello di ieri a Lo Quarter di Alghero è stato rinviato all’11 aprile «per motivi tecnici», quello programmato per oggi all’Anfiteatro Mario Ceroli di Porto Rotondo è stato annullato.
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