L’usato è democratico, etico, e riesce pure a pareggiare i conti con la vita. Deve averlo pensato la moglie mancata che ha deciso di disfarsi dell’abito da sposa arrivato in negozio prima ancora che sull’altare. Quello color crema sporca, con la gonna piena di balze, che in mezzo finisci per trovarci anche i pensieri. Altri raccontano di promesse infrante, mentre tre Bubba dallo sguardo serafico passano in rassegna il pezzetto d’umanità che in una mattina come tante trovi tra i corridoi dei templi dell’usato, dove la seconda vita la cercano gli oggetti e finisce che a trovarla sono pure le persone. Mercato solido, dai grandi numeri e a conduzione familiare: i pionieri del “second hand” cagliaritano sorridono tutti, mentre parlano di acquisti e vendite in aumento e si destreggiano tra la folla.
La democrazia
«La cosa meravigliosa è che qui trovi persone di ogni tipo, dal notaio a caccia del pezzo d’antiquariato, alla nonna in difficoltà; il ragazzino che passa ore con le carte dei Pokemon o la mamma che cerca il corredino», e lo dice con entusiasmo Mauro Cocco - Cocco delle librerie - , che nel 2003 ha aperto con la moglie Asia il Supermercatino dell’usato, in via Abruzzi. Dove la prima cosa che ti accoglie è, in ordine, l’odore d'incenso, il gatto nero Nettuno, e poi Asia, moglie di Mauro, intenta a gestire gli appuntamenti con i venditori. E già questo basta per far capire che il settore è fiorente: «Siamo generalisti, qui puoi trovare qualsiasi cosa: dal pennarello, all’abito da sposa delle vecchie collezioni o venduto dopo il matrimonio fallito. Vinili, giocattoli, abbigliamento, mobili e pure i materassi». Pezzo pare andare a ruba tra pakistani, bengalesi e senegalesi («Ma non mi chieda perché»).
L’emigrato
Amedeo Sesselego è il veterano del triangolo della moda, che parte da San Michele e arriva in via del Fangario e parallela. «Ho iniziato con l’usato nel 1996, in viale Marconi, a Quartu». Poi è emigrato a Cagliari, e dal 2004 porta avanti con la consorte il Mercatino franchising in via del Fangario. «È un settore che funziona e non conosce crisi, se così non fosse avrei già chiuso. Ogni anno cresciamo, e aumentano anche le persone che decidono di vendere». Dice che capitano beni appartenuti al parente scomparso, o ceduti - dietro compenso - da chi desidera rinnovare la casa. «Così come l’abito da sposa del matrimonio saltato: non è certo bello, ma penso sia meglio che l’abbiano capito prima». Sorride e si assenta per consegnare un frigorifero, «usato ma come nuovo» appena venduto, e poi riprende: «Abbiamo finalmente rotto certi schemi: perché vendere le proprie cose non significa necessariamente che stai fallendo o andando in malora. Comprando usato si risparmia, se lo vendi guadagni e, c’è anche fattore legato all’ambiente, importantissimo».
Venditori psicologi
È un groviglio di storie, bisogni e pure di aneddoti. Come quello dei soldi nascosti dentro le scarpe portate da un anziano. «Durante il consueto controllo della merce li trovai sotto la soletta di una scarpa, dentro una bustina, nell’altra idem. Parliamo di una cifra importante, saranno stati 30mila euro», racconta Francesca Usai, che insieme al marito Alessandro Murru ha aperto nel 2003 Secondamano, in via Dolcetta. Nel loro punto vendita la parola d’ordine dicono entrambi essere qualità, usato sì, ma di livello. «Certo, le difficoltà economiche portano a comprare usato, ma non muove il grosso del mercato. È più una scelta etica, una filosofia di vita o la passione per i capi vintage che si trovano soltanto nei mercatini», tiene a precisare Francesca. Ma vallo a spiegare alla donna bionda, biondissima che entra di corsa nel suv bianco-bianchissimo e dice che l’usato mai nella vita. Anche se è appena uscita dal mercatino con busta e sorriso. Ed è stato un fine settimana di lutto, per il settore, vista la tragica morte sabato di uno dei precursori, Andrea Carcassi, titolare del mercatino Elios96 a Pirri, per le conseguenze di un incidente in scooter sull’Asse mediano.
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