Divenne presidente della Regione alla vigilia di Natale. Era il 1980, a 40 anni Franco Rais aveva già molta esperienza politica, contrassegnata dal garofano rosso del Partito socialista. Fu una svolta storica: la prima Giunta, nella storia autonomistica, con la Democrazia cristiana all’opposizione. Nei giorni scorsi Rais si è spento all’età di 86 anni: da tempo si era ritirato dalla scena pubblica, ma la politica sarda non ha dimenticato il suo ruolo in quel frangente delicato. Era una stagione tumultuosa, l’Italia era trumatizzata dal recente terremoto in Irpinia e ancora sconvolta dalla strage di Bologna. Anche Cagliari, pochi mesi prima, aveva conosciuto la paura del terrorismo, con la sparatoria alla stazione in cui erano stati coinvolti due brigatisti rossi.
La rivoluzione
A Roma si era ormai chiusa la parentesi del compromesso storico. In Sardegna invece si andò a un passo da un inedito accordo per una Giunta con Dc e Pci. Doveva presiederla Pietrino Soddu, ma poi dai vertici romani della Balena bianca arrivò il veto. Dopo mesi di trattative, spuntò una soluzione a sorpresa: fuori la Dc dalla Giunta, dentro il Pci e un socialista alla presidenza (Rais, appunto). Nessuna delle tre cose era mai accaduta prima.
La Giunta fu formata da Pci, Psi, Psdi e Psd’Az, con l’appoggio esterno dei radicali. Rais non era in contrasto con la linea del segretario nazionale socialista Bettino Craxi, molto duro con i comunisti: anzi, era considerato tra i leader della maggioranza craxiana nel partito isolano. Ma il forte dualismo romano tra Pci e Psi non impediva che poi governassero insieme nelle regioni. Quell’esperimento durò, in due riprese, fino all’11 maggio del 1982. Poi divenne presidente della Regione Angelo Rojch; Rais fu presidente del Consiglio regionale nell’ultima parte della legislatura.
La carriera
Nato a Serramanna nel 1940, Rais (all’anagrafe Francesco) si era laureato in Economia e commercio per poi trovare impiego al ministero del Lavoro. Iscritto giovanissimo al Psi, fu presto eletto al Consiglio comunale di Cagliari, dove fu anche assessore. Nel 1974 il salto alla Regione, a suon di voti. Fu assessore al Lavoro in una delle Giunte Soddu (1977-78) e alla Sanità in quelle di Alessandro Ghinami (1979-80).
Dopo tre legislature in Consiglio regionale, nel 1987 lo sbarco alla Camera, da cui si dimise nel 1991 per assumere la presidenza del Credito industriale sardo: in seguito non cercò più incarichi politici o candidature, preferendo dedicarsi alla famiglia e alla sua azienda agricola di Baccalamanza. «È rimasto fedele al suo insegnamento», sottolinea ora l’attuale presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, che mosse i primi passi politici nel Psi proprio sotto l’ala di Rais: «Franco diceva sempre che, se è difficile salire sul palco della politica, è ancora più importante capire quando è il momento di scendere».
Comandini ricorda un altro consiglio di Rais: «Un giorno, nel suo studio di via Siotto Pintor in cui era solito ricevere, gli dissi che intendevo candidarmi alle Comunali di Cagliari. Mi rispose: fai pure, ma prima di dedicarti alla politica devi laurearti e trovarti un lavoro. Perché questo ti renderà libero». Ancora oggi, conclude il presidente del Consiglio, «lo ricordo con enorme affetto. Se ho fatto politica lo devo anche a lui». Anche altri storici esponenti socialisti hanno ricordato in questi giorni l’ex presidente socialista: Domenico Pili, suo assessore in quella Giunta storica, ha affidato a Facebook un saluto pieno di affetto. Era uno degli amici ancora in contatto con Rais, che ha vissuto in profonda riservatezza gli anni successivi all’impegno pubblico e anche l’ultima fase della sua esistenza.
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