L ’Islam penetra sempre più sistematicamente nell’Occidente. Non l’Islam che usa la forza, ma quello che per farlo sfrutta la permissività dei Paesi democratici. I progressisti plaudono e incoraggiano; i conservatori si oppongono: a parole, senza apparente convinzione, con fatalismo rassegnato. Difendere le pretese degli islamici oppure opporvisi è parte del gioco politico tra destra e sinistra. L’elezione a sindaco di New York di Zohran Mamdani, musulmano di idee marxiste, è l’esito dello scontro, negli Usa, tra la destra repubblicana e la sinistra democratica. Che si è affrettata a precisare: a parte l’orientamento politico, nulla cambierà sul piano culturale. Lo stesso Mamdani l’ha subito smentita annunciando, pochi giorni dopo, la sua decisione di festeggiare la giornata mondiale dello Hijab: «Celebriamo –ha detto- la fede, l’identità, l’orgoglio delle donne musulmane di tutto il mondo che scelgono di indossare lo hijab, un potente simbolo di devozione e di celebrazione dell’eredità musulmana». Gli ha risposto il filosofo Bernard-Henri Lévy: «Giornata Mondiale dello Hijab? Come può New York celebrarlo nel momento stesso in cui migliaia di donne in Iran sono imprigionate, torturate e assassinate solo per avere rifiutato di indossarlo?». Se è questa la nostra massima reazione prepariamoci, per salvarci il corpo e l’anima, a urlare «Allahu Akbar».

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