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La confessione

Sharon Stone: "Dopo la malattia molti registi non mi hanno chiamata più"

"Sono stata male, ma ero perfettamente in grado di svolgere il mio lavoro. Insomma, che cos'altro dovevo fare?"
sharon stone (foto da frame video)
Sharon Stone (foto da frame video)

''Il mio sogno a inizio carriera era uno: lavorare con il regista Martin Scorsese e l'attore Robert De Niro. E l'ho fatto".

Inizia così il racconto di Sharon Stone, che in un'intervista a Grazia ha percorso gli anni della sua carriera, dai momenti più fortunati e di maggior successo, come appunto il ruolo nel film "Casinò" del 1995, a quelli più bui, segnati dalla lotta contro l'aneurisma che l'ha colpita.

"Sono rimasta sorpresa che negli anni successivi - spiega la Stone - altri registi di alto livello non mi abbiano chiamata. Sì, sono stata male, ma ero perfettamente in grado di svolgere il mio lavoro. Insomma, che cos'altro dovevo fare? Per fortuna il mondo sta cambiando, ancora una volta''.

L'attrice, nata nel 1958, in questi giorni celebra 20 anni dal suo debutto sul set e prossimamente apparirà in due produzioni di Netflix.

E a proposito di come vede il futuro del cinema prosegue: ''Qui negli Stati Uniti ci sono titoli che sono usciti solo in digitale. In generale abbiamo capito che c'è un mercato fatto di persone disposte a spendere per godersi un bel film in esclusiva a casa propria. Andare al cinema aveva perso mordente anche prima dell'emergenza Coronavirus. In futuro immagino che vedere un film in sala diventerà̀ un'esperienza ancora più̀ costosa''.

Ma cos'altro cambierà secondo la star dopo l'epidemia? ''Il modo di comportarsi della gente - dice l'attrice - il modo di lavorare, quello di vivere. Con il movimento anti molestie #MeToo avevamo avviato una rivoluzione nel rapporto tra uomini e donne che lavorano assieme, ora c'è un azzeramento ulteriore: è come se l'umanità fosse stata rispedita all'asilo, per imparare a comportarsi. Ed è importante che lo faccia, altrimenti subiremo altre sconfitte''.

(Unioneonline/v.l.)

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