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Dai giocattoli agli strumenti musicali ai gioielli: piccoli musei da scoprire

Dalla Marmilla al Meilogu, in Sardegna esistono tante piccole comunità che regalano esperienze originali ai visitatori
un immagine dei maria carta (foto fondazione maria carta)
Un'immagine dei Maria Carta (foto Fondazione Maria Carta)

A volte per fretta, altre per pigrizia. Ma è soprattutto per mancanza di informazioni che spesso si tende a visitare soprattutto musei più o meno noti. Le mete turistiche obbligate, gli highlights delle guide, i musei "certificati" da Instagram. Ma a pochi metri da questi, ce ne sono altri ugualmente belli e affascinati, più piccoli e meno conosciuti, dove è possibile esplorare mostre, archivi, collezioni permanenti, ma anche scoprire artigianato, tradizioni, costumi. Un piccolo museo conserva l’identità di un luogo ed è custode del patrimonio materiale e immateriale di una comunità, un presidio culturale diverso, vicino ai turisti e ai residenti.

Museo Maria Carta. Dalle bambole al grano, dal vino alla musica popolare, da nord a sud dell’Isola, dal centro alle coste: sono tanti i piccoli musei in Sardegna. A Siligo, per esempio, all’ingresso del paese che conta neanche 900 anime, a 30 chilometri da Sassari nel pieno del Meilogu, da 16 anni esiste il museo Maria Carta, splendida, orgogliosa, superba ambasciatrice della cultura musicale sarda nel mondo (scomparsa nel 1994). Il museo, allestito e curato dalla omonima Fondazione guidata da Leonardo Marras, è una tappa imprescindibile per chi vuole essere protagonista di un pezzo di storia e cultura della Sardegna. "Questo museo è qualcosa di più di una struttura destinata a perpetuare l’insegnamento dell’artista", spiega il presidente della Fondazione. "Partendo dalla grande eredità lasciata da Maria Carta, che della musica tradizionale sarda è stata instancabile ricercatrice e acclarata interprete nei palcoscenici di mezzo mondo, il museo sta entrando nel patrimonio della Sardegna", dice ancora Marras.

Gioielli e giocattoli. A Milis, invece, all’interno di Palazzo Boyl, pregevole esempio di neoclassicismo piemontese, si trova la mostra permanente del costume sardo e del gioiello del campidano di Oristano che racconta l’evolversi dell’abbigliamento e degli ornamenti delle popolazioni della provincia. Attraverso un itinerario di immagini, stoffe, vestiario e ornamenti si ripercorrono circa 200 anni di vita.Da un lavoro di ricerca dei ragazzi delle scuole medie di Ales tra il 1993 e il 1996 è poi nato un altro piccolo e specialistico museo, quello dedicato ai giochi tradizionali ospitato a Zeppara frazione del paese che ha dato i natali a Antonio Gramsci. Inaugurato nel 2002 e riaperto nel 2013, è una realtà unica nel panorama museale regionale. È una vetrina rappresentativa di giocattoli di carattere popolare, realizzati con legno e altri materiali naturali.

Le altre realtà. Ai piedi del Monte Arci un altro autentico gioiello museale quello che a Pau è stato dedicato all’ossidiana. Creato nel 2007 e inaugurato nel 2010 il museo dell’ossidiana è strettamente legato alla presenza di quella risorsa in questo territorio al punto da rappresentare, nell’antichità una delle sue ricchezze. Se dal monte Arci ci spingiamo verso l’altopiano della Giara non si può perdere l’occasione di visitare Tuili dove si trova il museo dell’olivo e dell’olio per illustrare la tradizione dell’olivicoltura attraverso immagini d’epoca e racconti e testimonianze di innestatori, potatori e raccoglitrici. A Monteleone Rocca Doria, il bellissimo borgo che sorge sulla vetta di un promontorio che si affaccia sul lago dell’alto Temo e dal quale si possono godere panorami incantevoli, è ospitato il Centro di documentazione della panificazione tradizionale in Sardegna. Lo gestisce l’associazione Essere Monteleone e i visitatori possono qui riscoprire le antiche tradizioni legate alla lavorazione del pane.

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