POLITICA

LE TRATTATIVE

Crisi di governo, riflettori sul Colle: Mattarella avvia le consultazioni

Dopo le dimissioni di Conte Mattarella incontra le delegazioni dei partiti per capire se esistono le condizioni per una nuova maggioranza in Parlamento. Le ipotesi
da sinistra conte cartabia mattarella draghi e franceschini (ansa)
Da sinistra: Conte, Cartabia, Mattarella, Draghi e Franceschini (Ansa)

Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, iniziano oggi al Quirinale le consultazioni, passaggio obbligato per capire quali soluzioni potrà avere la crisi di governo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceverà i presidenti di Camera e Senato e poi le delegazioni dei vari partiti per capire se ci sono le condizioni per un nuovo esecutivo in grado di avere una maggioranza più salda del Conte bis, rimasto zoppo dopo lo strappo dei renziani di Italia Viva.

Gli scenari sono molteplici.

Innanzitutto, un Conte ter, appoggiato dalla medesima maggioranza (M5S, Pd e Leu), senza Italia Viva, con però l'appoggio di una dozzina di "responsabili", che si stanno più o meno appalesando in queste ore per dare vita a un gruppo definito pronto a soccorrere l'avvocato dimissionario e ad appoggiarlo fino a fine legislatura.

Per altri la soluzione non può prescindere da Italia Viva. In questo caso, oltre ai responsabili, tornerebbero della partita anche i renziani, ma senza più Conte a Palazzo Chigi. Per guidare un eventuale Governo a maggioranza allargata si fanno il nome di Marta Cartabia e Dario Franceschini.

Ancora, c'è chi parla di "Governo Ursula", con riferimento, nella formula coniata da Romano Prodi, a Ursula von del Leyen, la presidente della commissione Ue: un esecutivo europeista con maggioranza composta da forze che appoggiano, appunto la commissione europea. Dunque Pd-M5S-Leu-Italia Viva e anche Forza Italia.

Infine, il cosiddetto governo di unità nazionale, con maggioranza aperta a tutte le forze politiche, guidato in questo caso da un personaggio "tecnico" e super partes, come Mario Draghi.

L'extrema ratio, qualora non ci fossero le condizioni per trovare accordi e soluzioni, sarebbe ovviamente il ritorno al voto.

(Unioneonline/l.f.)

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