POLITICA

l'intervista

Emma Bonino: "Sardi in Europa, voce indebolita dal collegio unico"

Per contare di più in Europa, l'Italia deve fare il contrario di quello che fa l'attuale governo
emma bonino (ansa)
Emma Bonino (Ansa)

Mezzo secolo di battaglie e gli incarichi più prestigiosi alle spalle, oggi Emma Bonino - 71 anni, candidata nella circoscrizione dell'Italia centrale con +Europa - affronta una nuova sfida contro l'affermazione del modello di un'Europa "chiusa".

Perché le elezioni del 26 maggio sono così determinanti?

"In molti Paesi si va affermando l'idea che la "non-Europa" sia più conveniente dell'Europa e che la disgregazione delle istituzioni comuni risponda più concretamente agli interessi dei cittadini degli stati membri. Quest'idea, che è alla base della Brexit, ha un'ampia diffusione anche in alcuni paesi est europei entrati più di recente nell'Unione".

E nei grandi Paesi europei?

"Qui, a partire da quelli fondatori, i sovranisti sono una minoranza rumorosa, ma non determinante. C'è una sola eccezione, che è purtroppo quella italiana. Per questo si può dire che è più l'Italia un problema per l'Europa, che l'Europa un problema per l'Italia".

Che cosa succederà se vince il modello caro ai sovranisti?

"Un'Europa 'chiusa' è una contraddizione in termini. I sovranisti passano dalla difesa delle frontiere esterne al presidio dei confini interni tra gli stati membri. O l'Unione rimane un'area di libera circolazione di persone, capitali e servizi, i cui cittadini godono, senza distinzione di nazionalità, di diritti comuni riconosciuti, oppure cessa di essere un'Unione".

Che cosa deve fare l'Italia per contare di più in Europa?

"Il contrario di quello che fa questo governo. L'antagonismo al processo di integrazione e a una sovranità europea condivisa pone l'Italia all'opposizione a Bruxelles. La sua sola politica è quella di mettere sul banco degli imputati la Commissione, la Bce, la Corte di giustizia europea, le regole dei trattati, il funzionamento del mercato comune… Bisogna passare dall'antagonismo anti-europeo al protagonismo europeo".

Perché serve più Europa?

"Perché l'Europa che non funziona è quella che non c'è. Sulla moneta, sulla regolazione dei mercati e sulla tutela della concorrenza e su molti altri temi, l'Europa c'è. Su altri non c'è perché gli Stati sono troppo gelosi di poteri che non riescono a esercitare in modo efficiente. Pensiamo alla difesa o alla gestione dei flussi migratori e delle emergenze umanitarie".

Sui migranti il governo accusa l'Ue di lasciar sola l'Italia…

"Un paradosso, perché poi si allea con quei governi europei - a partire da quello ungherese - che impediscono all'Unione di avere alcun ruolo su questa materia".

+Europa fa parte dell'Alde, la famiglia dei liberal-democratici europei che l'ha candidata alla presidenza della Commissione Ue. Cosa vi distingue da socialisti e popolari europei?

"Il merito politico di avere resistito alle sirene del populismo anti-europeo e di avere lavorato con i suoi esponenti più significativi in Parlamento, come Guy Verhofstadt, o nella Commissione, come Margrethe Vestager, a difendere le istituzioni europee da nemici giurati provenienti anche dal Ppe, come Orban, o dal Pse, come Corbyn, su cui pesa l'enorme responsabilità dell'esito della Brexit".

La Sardegna accusa una serie di svantaggi determinati dall'insularità: costi dell'energia, continuità territoriale deludente. Cosa fare perché l'Europa prenda a cuore questi temi?

"È possibile che la rappresentanza delle istanze sarde sia stata condizionata in negativo dal fatto che il numero di sardi eletti sia ridotto a vantaggio di quelli dell'altra regione, molto più popolosa, della circoscrizione, la Sicilia. Penso che le proteste contro gli svantaggi che determinate condizioni storiche o geografiche comportano per alcune aree territoriali italiane, in particolare al Sud, vadano rivolte verso i governi nazionali, che non devono invocare deroghe e eccezioni, bensì chiedere di adattare le normative alle diverse circostanze concrete in cui queste devono essere applicate. Anche in questo caso, si tratta di lavorare politicamente per indicare soluzioni, non per agitare i problemi e per rivolgere l'insofferenza dei cittadini e dei lavoratori verso Bruxelles".

Il 16 giugno si svolgeranno le elezioni comunali a Cagliari. +Europa non sarà presente in nessuna delle due coalizioni. Scelta politica?

"Saremo presenti solo ad alcune elezioni amministrative. Per esempio a Firenze, ma non a Bari. Per un partito ha senso presentare la lista se esistono le condizioni politiche interne e esterne. Ciò non significa che +Europa oggi in Sardegna non sia impegnata in vista del voto del 26 maggio: il gruppo di Cagliari col suo coordinatore Riccardo Lo Monaco lavora per il superamento del 4%".

Perché il 26 maggio bisognerebbe votare +Europa?

"Se vogliamo difendere il futuro europeo dell'Italia, perché non bisognerebbe votare +Europa?".

Roberto Murgia

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