CRONACA - ITALIA

l'anniversario

Denise Pipitone, 15 anni fa la scomparsa. Il legale: "C'è ancora chi sguazza nell'omertà"

I genitori di Denise non si arrendono. L'avvocato: "Dal processo sono emerse solo mezze verità"
denise pipitone (archivio l unione sarda)
Denise Pipitone (Archivio L'Unione Sarda)

"Denise ci manchi tanto, non smetteremo mai di cercarti! Tutti hanno una coscienza, ma alcuni, nel nostro caso, non l’hanno nemmeno usata. Coloro che hanno sequestrato Denise, coloro che sanno e non parlano, coloro che potevano e non hanno fatto. Sono dei vigliacchi e continuano ad esserlo. Vogliamo giustizia".

È questo il messaggio pieno di dolore e sofferenza che Piero Pulizzi e Piera Maggio scrivono sui social per ricordare Denise Pipitone, la loro bambina ingiustamente strappata all’affetto di due genitori che l’hanno sempre amata. Sono trascorsi 15 anni dalla misteriosa scomparsa di Denise a Mazara del Vallo, Trapani, e nessuno ha mai dimenticato i suoi occhi, il suo sguardo e la sua risata giocosa e innocente che soltanto una bambina a quell’età può avere.

Perché è stata rapita Denise? Da chi? Domande che non riescono ancora a trovare una risposta risolutiva. Il 1 settembre 2004, alle ore 8.30, Piera Maggio affida i suoi due figli alla madre ed esce di casa per recarsi al corso d’informatica. Alle ore 12.30 riceve una chiamata in cui le comunicano che Denise era scomparsa e che tutti la stavano cercando. Piera si mette in macchina e giunta a casa, vede davanti ai propri occhi un grande dispiegamento di forze dell’ordine che effettuano le ricerche in tutti i luoghi. Denise non si trova. Via Domenico La Bruna è una zona periferica di Mazara del Vallo, vicino al cimitero. Il mercoledì mattina, a circa 500 metri si svolge il mercato rionale.

Piera Maggio conosce bene la sua bambina e ripete agli inquirenti che non si sarebbe mai allontanata di sua spontanea volontà. Qualcuno l’avrebbe rapita. La sua ultima traccia risale alle ore 11.35 di quella stessa mattina, mentre si trovava nel garage-cucina sotto l’occhio attento della nonna che stava preparando da mangiare. Denise si era accorta improvvisamente della presenza del cuginetto e gli è corsa dietro ma il cuginetto non l’ha vista.

"Purtroppo è l’omertà che in questa storia crea questa cappa - dice oggi l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale della famiglia Pipitone -. Tutti noi ricordiamo cosa abbiamo fatto in quel 1 settembre e quindi figuriamoci se non se la ricorda chi ha un tassello della storia di Denise Pipitone. Di quel giorno abbiamo tutti memoria. Mi riferisco a persone che, anche indirettamente, hanno avuto cognizione e contezza che quel giorno stesse accadendo qualcosa di strano in un determinato luogo a Mazara del Vallo. Dallo stesso processo ci hanno assegnato alcune mezze verità. Alcune persone si sono trovate fortemente imbarazzate sotto i colpi delle domande del Giudice, dei Pubblici Ministeri e delle difese perché i loro discorsi non tornavano. Avevano una lacuna che non consentiva di rendere quei ragionamenti logici. Tutto questo ci ha consegnato un fatto".

Quale?

"C’è gente che sguazza nell’omertà, diventando complice morale di quel rapimento".

A chi si riferisce?

"Non mi riferisco agli indagati o agli imputati, non mi riferisco a colei che è stata imputata e poi assolta e quindi ha tutto il diritto di starsene in silenzio (la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, ndr). Mi riferisco a coloro i quali sono transitati come testimoni e hanno percepito di aver colto qualcosa di quel giorno. Ci rivolgiamo a coloro i quali non c’entrano in questa storia ma hanno un tassello".

A distanza di 15 anni che appello si sente di lanciare?

"Il processo ci ha consegnato pezzi di verità che giustamente i Giudici hanno ritenuto non essere sufficienti per raggiungere una sentenza di colpevolezza nei confronti di Jessica Pulizzi. Se tutte quelle persone che durante il dibattimento sono state contestate nelle loro dichiarazioni si liberassero di questo loro peso, ci aiuterebbero molto a capire di quella giornata. Noi i pezzi di quella giornata ce li abbiamo. Mancano i loro. Solo se decideranno di parlare, potrebbero cambiare le sorti di questa vicenda. Fino a quando questo non accadrà e queste persone non parleranno, è chiaro che abbiamo difficoltà. Dobbiamo sempre sperare nel fato, nella fortuna, nella coincidenza, ma laddove invece qualcuno volontariamente decidesse di recarsi in procura e raccontare un pezzo del tassello di quella giornata tutto cambierebbe".

A che punto siete nella ricerca della verità?

"Noi siamo sempre attenti a rivedere gli atti e le intercettazioni. Recentemente dal miglioramento di un audio di un’intercettazione siamo riusciti a cogliere un’altra parola importante. Questo dimostra che la famiglia è sempre molto convinta di cercare la verità ogni giorno".

Angelo Barraco

© Riproduzione riservata

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