ECONOMIA

manovra e polemiche

"I sindaci restano senza soldi": il commento di Nicola Scano

Le amministrazioni comunali chiamate ancora una volta a cambiare i propri programmi dopo la legge di bilancio dello Stato
immagine simbolo (ansa)
Immagine simbolo (Ansa)

Ci risiamo. Conti, ed esami, non finiscono mai.

La manovra delle feste (affossa-Sardegna per i sindacati) chiede ai sindaci di arrangiarsi, con la solita coperta corta. Bravi a fare miracoli, ma sempre davanti a un bivio: aumentare i tributi o tagliare i servizi.

Il 2019 inizia così con una frenata obbligatoria: e adesso? I numeri mettono insieme Milano e Napoli, Cagliari e Macomer. Perché la sostanza non cambia: se la capitale dell'Italia che corre perderà 65 milioni, sul centro del Marghine cade una mannaia da 680 mila euro.

E non conforta certo la proporzione tra "trasferimenti" e abitanti. La manovra, con suoi ritocchi anti infrazione europea, ha rilanciato il principio del sacrificio condiviso. Ma solo per i conti dello Stato. È un esercizio che in Sardegna paghiamo già, anche troppo. Si chiama accantonamento e chiede, per quest'anno, 285 milioni di contributo all'equilibrio delle casse centrali. È in pratica il valore del capitolo assistenza. La battaglia dei sindaci è praticamente la stessa. Ma con una concessione: il ricorso alla leva fiscale.

I comuni cioè si vedono sbloccate le aliquote dei tributi comunali, ferme dal 2016. Sarà anche maggiore capacità di spesa, ma a carico del cittadino. Col governo che dispone e il sindaco che fa l'esattore.

Ricordate il recente "ce lo chiede l'Europa"? Chiede ancora, allertata del rapporto deficit-pil. L'effetto andrà oltre le casse comunali, si sentirà sull'efficacia delle amministrazioni. Con i tagli in pista che fine farà il turn over del personale? (...) B asterà l'effetto dei pensionamenti possibili (diecimila in Sardegna) a '"quota cento'"? Vedremo. Ogni novità si annuncia come sperimentale, ma i numeri corrono da subito. E alcuni si perdono, curiosamente a svantaggio dei sindaci. È il caso dei cento milioni che 1800 comuni dovevano ricevere per un errore di calcolo nel passaggio dall'Imu alla Tasi. O del fondo di rimborso per l'Imu cancellata nel 2014 per la prima casa: da 485 milioni è sceso a 190.

Il sindaco di Napoli, De Magistris, ha ricordato che per le buche di Roma la manovra ha previsto 75 milioni. L'emergenza non si nega, ma le buche degli altri? Si potrebbe rimediare? Un'altra norma assegna ai comuni 400 milioni per la messa in sicurezza di scuole, strade ed edifici pubblici. Aiuto modesto, per briciole di sviluppo. Piccoli centri? Zone interne? Proviamo a capire la dimensione dei cantieri di domani. Si parte dai comuni fino a 2mila abitanti, con un contributo di 40mila euro, fino a quelli sotto i 20mila, che riceverebbero 100mila euro. Per restare a Macomer, il comune subirà accantonamenti per 50 mila euro. E il cantiere è così dimezzato. Certo, meglio di niente è un lampione con la lampada nuova.

Da noi però, il problema è un altro. Molto più in profondità. Si chiama spopolamento ed è la prima, vera emergenza che i sindaci devono affrontare. Chi ha pensato alle case abbandonate da vendere a un euro, oggi è un esempio per tutti. Chi ha promosso ed ampliato il turismo interno (un caso su tutti, "Autunno in Barbagia") ha vinto la sua scommessa. Sono solo due prodotti del nostro saper fare. Di quel coraggio sardo, spesso solitario ma anche solidale, che però non scioglie il nodo della questione istituzionale.

Quanti sindaci si sentono abbandonati? Il patto con lo Stato risponde innanzitutto al principio di "leale collaborazione". Ritrovarlo nella manovra, aiuterebbe a rafforzarlo.

Ma oggi troppi sindaci dovranno cambiare le loro previsioni, correggere il bilancio da approvare, tira e molla, entro gennaio. Più Imu? Più Tasi? Meno asili, meno mense? In piena campagna elettorale il tema sarà caldissimo. Ma l'anno nuovo, a proposito di tasse, porterà un aiuto alla semplificazione. La manovra ha previsto il bollettino precompilato (dai comuni) per pagare la cosiddetta '"nuova Imu" che comprenderà anche la Tasi. Resta da capire chi paga la tipografia.

Nicola Scano

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