Satira, trasgressione, realtà: la lezione del ‘’maestro’’ Paolo Rossi
Paolo Rossi continua a usare la risata come strumento per leggere il presente. Una comicità solo apparentemente leggera, costruita sull’improvvisazione e sul rapporto diretto con il pubblico. «La leggerezza è una cosa seria», sottolinea l’artista, rivendicando un teatro capace di divertire senza rinunciare alla riflessione. Il comico, spiega, deve osservare ciò che accade, attraversare le contraddizioni del proprio tempo e restituirle agli spettatori.
Sul palco ogni sera può così diventare diversa dalla precedente. Il copione rimane un punto di partenza, ma sono il pubblico, il luogo e il momento a indicare la strada. Perché sottolinea Rossi, «il bersaglio non è il potente di turno». Una libertà creativa che accompagna Rossi fin dagli esordi e che ancora oggi rappresenta la cifra più riconoscibile del suo lavoro.
Nato a Monfalcone nel 1953 e cresciuto artisticamente a Milano, Paolo Rossi ha attraversato il teatro di ricerca, il cabaret e la televisione, lavorando con maestri come Giorgio Strehler e Dario Fo. Nel suo percorso si incontrano Shakespeare, Molière e Brecht, ma anche la tradizione popolare, la canzone e la satira politica. Fondamentali le collaborazioni con Enzo Jannacci e Giorgio Gaber e l’esperienza televisiva di Su la testa! Una carriera costruita mescolando cultura alta e linguaggio di strada, poesia e irriverenza.
In Sardegna Rossi è stato tra i protagonisti del Festival dei Tacchi, ospitato tra Jerzu e Ulassai, nel paesaggio delle rocce d’Ogliastra. Ha portato in scena Operaccia Satirica – Onora i padri e paga la psicologa, insieme a Caterina Gabanella ed Emanuele Dell’Aquila. Al centro dello spettacolo un comico in terapia, un musicista e un pubblico chiamato continuamente a diventare complice. I grandi classici e le esperienze personali si trasformano in canzoni popolari, poesie comiche e racconti romanzati.
Tra memoria, improvvisazione e linguaggio volutamente scorretto, Rossi mette in scena lo smarrimento dell’uomo contemporaneo. E affida ancora una volta alla risata il compito di alleggerirlo, senza nasconderne inquietudini e contraddizioni.
