Cottarelli a Radar: «Tagliare le tasse? Servono coperture e crescita»

02 ottobre 2026 alle 11:16

 

A pagare il conto dei rincari sono soprattutto i lavoratori dipendenti. Gli stipendi recuperano lentamente, mentre una nuova accelerazione dei prezzi rischia di allargare ancora la distanza. È l’allarme lanciato a Radar dall’economista Carlo Cottarelli, che indica nella crescita troppo debole il principale problema dell’Italia.

«Tra l’inizio del 2021 e la fine del 2022 il lavoratore dipendente medio ha perso il 13% del potere d’acquisto», spiega. Il recupero successivo, secondo i dati richiamati nell’intervista, ha ridotto la perdita all’8%. Ma il terreno riconquistato resta fragile: se i prezzi tornano a correre più dei salari, il divario aumenta.

Sul fronte dei carburanti, Cottarelli commenta la scelta di Eni di contenere il prezzo della benzina. Una decisione che comporta minori incassi e che richiama anche il ruolo dello Stato nell’azionariato della società. La durata dell’intervento sarà decisiva: se si prolungasse per un anno, osserva, per l’azienda potrebbe diventare più conveniente una tassa sugli extraprofitti.

E sulle ipotesi di riduzione dell’Irpef? Cottarelli invita ad aspettare il quadro dei conti pubblici: lo spazio per alleggerire il prelievo dipende dalle risorse disponibili e dal rispetto delle regole europee. Annunciare un taglio è facile, individuare le coperture richiede scelte precise.

Quanto alla procedura per deficit eccessivo, l’economista ridimensiona lo scontro politico: «Una tempesta in un bicchiere d’acqua». Nel ragionamento illustrato a Radar, occorre distinguere la permanenza formale nella procedura dalle sue conseguenze, considerando le flessibilità riconosciute dall’Unione europea.

La questione centrale resta però lo sviluppo. Cottarelli richiama il confronto con Spagna, Portogallo e Grecia: un’economia che cresce di più genera maggiori entrate e rende più semplice sostenere i conti pubblici. Per l’Italia indica alcune priorità: meno burocrazia, revisione della spesa, energia meno costosa attraverso rinnovabili e nucleare. E una programmazione dei flussi migratori capace di affrontare la difficoltà delle imprese nel trovare personale.

La spending review, conclude, si ferma anche perché nessun governo chiede agli elettori un mandato esplicito per ridurre la spesa. Da qui la proposta della “legge Cottarelli”, che nell’intervista annuncia aver superato le centomila firme: obbligare i partiti a spiegare nei programmi dove troveranno i soldi per mantenere le promesse. Anche ricorrendo al debito, purché lo dicano prima del voto.