Cagliari, ecco la piazza dove si perdeva la testa (letteralmente)

11 luglio 2026 alle 16:28aggiornato il 11 luglio 2026 alle 16:28

Durante la dominazione spagnola era chiamata Plazuela per distinguerla dalla più grande Plaza Major, oggi conosciuta come Piazza Palazzo, ma a vederla circondata da palazzi nobiliari e ricca di quel fascino tipico di alcuni centri storici, si capisce subito che seppur piccola, ha tanta storia da raccontare. Ecco perchè definirla piazzetta o "pratzitta", come dicevano un tempo i cagliaritani, è forse, al giorno d'oggi, troppo riduttivo.

Arrivati in piazza Carlo Alberto la prima cosa che si nota è la statua di San Francesco posizionata al centro, che fa bella mostra di sé, circondata dalle panchine. La si vede subito, ammesso che il nostro sguardo non sia rimasto colpito dalla bellezza della facciata della Cattedrale di Santa Maria, sullo sfondo.

La statua venne collocata negli anni Venti, in occasione del settimo centeraio della morte del santo, alla presenza di una grande folla e delle autorità dell'epoca. Vedendola oggi ispira amore e carità, ma l'aria che si respirava qua un tempo non era di certo così serena. Questa piazza in passato, ha fatto perdere la testa a tante persone. E non mi riferisco a cittadini o turisti innamorati del nostro centro storico. Parlo di nobili che a seguito di condanna, trovavano qua la morte per decapitazione.

Questo accadeva proprio nel punto in cui si trova oggi la statua del santo, che seppur nelle buone intenzioni di chi la collocò, non può far dimenticare questo triste passato. Uno dei giustiziati più celebri fu il marchese di Cea condannato a seguito della congiura di Camarassa.

Quante storie ha da raccontare questo luogo tra intrighi e attentati. Sembra di riviverli, scendendo le scalette che partono dalla via Cannelles, lasciandosi alle spalle la Cattedrale, il Palazzo di città e alla sinistra la lapide con lo stemma della città, che ci ricorda che qua un tempo esisteva una fontana. Fu Scipione Aprile, scultore che aveva bottega nel quartiere di Lapola, l'odierna Marina, a realizzarla. Venne sicuramente gradita se consideriamo che, anche all'epoca, la siccità rappresentava un problema.