I disagi.

Visitatori spiazzati tra cantieri aperti e monumenti chiusi 

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Fanno quasi tenerezza, i turisti spaesati davanti ai troppi cantieri, che se danno da un lato l’idea dell’efficienza è anche certo che rendono inaccessibili i simboli più importanti di Cagliari. Quelli che con il graduale e fisiologico allontanamento dal mare dovrebbero essere il fiore all’occhiello di una città candidata - in passato - a Capitale italiana della cultura e che forse offre troppo poco ai turisti che la scelgono al di là del calendario fatto di alta e bassa stagione e che fa fuori tanto altro.

Ad esempio le due Torri di Castello, la seconda maledizione del quartiere gioiello della città ma decisamente poco valorizzato e tutelato. Così trovi la coppia di francesi con la macchina fotografica in mano e gli occhi puntati verso l’ultimo piano della Torre dell’Elefante, imprigionata nel perimetro di metallo dove spicca il cartello con il logo del Comune che fissa la data di fine lavori al 6 dicembre. Alle spalle tante altre chiusure, causa tarli e altro. Un po’ il destino amaro della vicina Torre di San Pancrazio: inaccessibile da più di dieci anni. I visitatori attendono, con la stessa pazienza con cui si spera di poter festeggiare la riapertura dell’Anfiteatro, ancora visitabile solo parzialmente e con l’aggiudicazione dei lavori che non cambia il presente. E rimanda ai tanti, troppi, anni, in cui il sito è rimasto ed è tutt’ora visitabile solo in parte, e agli altri anni che bisognerà aspettare perché cagliaritani e turisti possano riappropriarsi di uno dei beni più identitari del capoluogo sardo. Che piace anche se non è estate, ma offre troppo poco.

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