San Giacomo, San Saturnino, via Piccioni, San Mauro e San Cesello, San Domenico. Via Garibaldi, via Sulis, San Lucifero, l’Exma. Le stradine strette, le case basse, le piazzette. E soprattutto i residenti che ancora si siedono davanti alla porta e si fermano a parlare da una casa all’altra, come se la strada fosse un’estensione della propria abitazione.
Villanova nasce ai margini della Cagliari medievale, con un’origine agricola. Orti, vigne e terreni coltivati ne circondavano l’abitato, tanto che nei documenti compare come Villanova et de hortis, «Villanova e i suoi orti».
I volti
Giancarlo Gessa, che vive a Villanova da 55 anni, testimonia: «Nonostante le trasformazioni che stanno vivendo le città, questo quartiere conserva ancora una sua viva integrità. I residenti non sono andati via come accade alla Marina e le chiese, nonostante siano tante, sono vissute e frequentate anche dai giovani, che stanno tornando persino a leggere in chiesa». La recente scomparsa del parroco di San Giacomo, monsignor Giuseppe Luxoro, ha lasciato un vuoto in una comunità nella quale la chiesa continua ad avere un ruolo centrale. «È stato un duro colpo per la comunità. A breve verrà deciso chi prenderà il suo posto».
Il commercio
Se la dimensione sociale ancora resiste, quella commerciale è in difficoltà, soprattutto in via Sulis che per anni è stata candidata a diventare la piccola via Condotti di Cagliari. «Ormai via Sulis è finita nell’oblio. Ci vuole carisma per aprire un’attività in quella via e forse è proprio quello che manca», dice Gessa.
Via Garibaldi non sta meglio: «È molto triste. Resistono alcuni negozi storici, come Simonetti, la farmacia. Tutto il resto è ristorazione», aggiunge Gessa. Anna Meloni, storica residente del quartiere, ricorda un’altra Villanova: «Quando ero bambina era un quartiere vivo. C’erano falegnami, panettieri, gioiellerie, tabacchini, tante attività commerciali. Nel quartiere non c’è più nulla come allora. Ci sono tanti b&b e pochi italiani». Anche via Garibaldi è un ricordo: «Quando ero piccola era talmente piena che non si riusciva a camminare». E via Sulis? «Credo che la gente preferisca i grandi centri commerciali, dove non ha problemi di parcheggio. I negozi sono tutti vuoti». Meloni ricorda anche don Pozzi, il sacerdote di San Giacomo della sua infanzia, che aveva poi lasciato il sacerdozio per sposarsi: «Era una persona fantastica. Quando ero bambina c’era anche il cinema all’interno della chiesa».
I giovani
Ma il futuro di Villanova non si legge soltanto nei ricordi degli abitanti più anziani. Valentino Congia, giovane fotografo con uno studio nel quartiere da 15 anni, racconta di aver assistito in prima persona al cambiamento: «Io amo tantissimo Villanova, ma sono comunque testimone di una trasformazione. Ci sono numerosi b&b e molti amici che vorrebbero vivere qui fanno fatica a trovare casa, perché gli appartamenti vengono affittati solo per sei mesi, in inverno, quando il turismo rallenta». Secondo Congia, il problema riguarda anche i negozi: «Credo che ci siano affitti troppo alti anche per i commercianti. Infatti tanti spazi restano vuoti».
Gloria Piscedda, giovane mamma, racconta: «Mi trovo benissimo nel quartiere. Da quando ci sono i supermercati in centro non manca davvero nulla». Gessa guarda ancora più avanti: «Probabilmente tra vent’anni tanti proprietari saranno morti e i figli avranno trasformato tutto in case vacanza». Meloni allarga lo sguardo: «Cagliari si sta spopolando. Non ci sono più bambini. Un tempo Villanova era piena di piccoli». Fenomeni diversi, ma convergenti: lo spopolamento, la trasformazione delle abitazioni in strutture ricettive, problemi che se non verranno affrontati e governati, non cambieranno soltanto Villanova, ma Cagliari e la Sardegna intera.
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