Generazione zeta

«Vi stupirà, eppure alle Medie  sul cellulare non sgarra nessuno» 

I preadolescenti digitali visti dal collaboratore scolastico 

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Non sono solo i prof ad avere a che fare con i giovanissimi, quella fascia d’età che spesso suscita tanto sgomento negli adulti e li induce a chiedere e ottenere le più varie “strette”, ieri sui telefoni e oggi sui coltelli. Premesso che ogni scuola e ogni studente fanno storia a sé, è interessante sentire il punto di vista di chi ogni giorno osserva ragazzini e ragazzine tra aule e corridoi, ma non da una cattedra. È il caso di Gabriele Suergiu, 59 anni, esperienze nelle scuole medie di Sinnai, Poggio dei Pini, quartu e Cagliari, in via Stoccolma.

Bidello, Ata o collaboratore scolastico?

«La definizione corretta è collaboratore scolastico».

Qual è la differenza col bidello di un tempo?

«Il lavoro per molti versi è quello, ma oggi devi essere un po’ più preparato: il nome “collaboratore” significa che devi saper collaborare con i docenti, e direi anche con i ragazzi».

Com’è il suo lavoro?

«Un bel lavoro, interessante. Tenga conto che da genitore capisco le difficoltà che possono avere i docenti con gli alunni. E gli alunni con i docenti».

E voi…

«E a noi capita di essere un po’ delle figure di mediazione, o di supporto. Per uno studente in difficoltà una pacca sulla spalla e una parola di conforto possono essere preziose».

Noi adulti non parliamo che di violenza minorile.

«Nelle scuole dove sono stato io non ci sono mai state aggressioni o cose del genere. Giusto un episodio mi ha dato da pensare, ma tenga conto che alle medie a volte arrivano i primi innamoramenti, c’è qualche turbamento…».

Che cosa è successo?

«Una questione di gelosia».

Tra ragazzini?

«Ragazzine. Una diceva di un’altra: “Stia attenta, se dà noia a quello la faccio picchiare”. Ma è finita lì».

Rispetto a quando lei e io eravamo alle medie, che cosa è cambiato? Il gergo?

«Quello sì, molto. Ed è naturale, noi eravamo più ingenui».

Perché?

«Perché ai tempi nostri non c’erano i cellulari. E questo ci rinchiudeva ognuno nella sua semplicità. Prenda la musica: a volte li sento cantare delle cose che rimango a bocca aperta. Certe parole…».

Volgari?

«Non solo: aggressive. Soprattutto verso le donne».

Le cantano tutti?

«Ragazzi e ragazze. Però, come dire, non le mettono in pratica. Non si atteggiano come i personaggi di quelle canzoni. E non si esprimono così».

Sono meglio delle canzoni che ascoltano?

«Assolutamente sì».

Quali trucchi inventano per usare il telefonino?

«Non succede. Mai».

Ma se ce l’hanno tutti…

«Sì, ma lo lasciano in borsa. Non c’è neppure bisogno di farglielo consegnare all’insegnante: lo lasciano là e non lo toccano. So che sembra strano, ma su questo sono disciplinatissimi».

Neanche in bagno?

«No. E lo so perché negli ambienti scolastici vigiliamo».

Sigarette?

«Mah, una sola volta ho sentito un odore che poteva essere di sigaretta elettronica».

In quale scuola?

«Ma lasciamo stare, dai».

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