La Sardegna non ci sta ad accettare il dimensionamento scolastico. «La decisione del Governo è stata quella di chiudere il dialogo con la Regione, di non ascoltare le reali esigenze di un’Isola che ha le sue particolarità e difficoltà», dice l’assessora alla Pubblica istruzione Ilaria Portas. «Siamo stati commissariati e sono state tagliate altre nove autonomie scolastiche, tutto questo sulla base di freddi calcoli che non rappresentano neanche i numeri reali. Mentre la Regione investe in edilizia scolastica, cerca di dare nuova linfa vitale alla scuola, combatte la dispersione, arrivano queste decisioni calate dall'alto che hanno tutto il sapore di distruzione. La Sardegna nell'ultimo triennio ha accorpato ben 38 autonomie scolastiche, questo significa solo che non c'era più nulla da tagliare. Ecco il perché del nostro rifiuto motivato».
Sul tema interviene anche il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu: «Ritengo che l’accorpamento imposto dal ministero con un Piano di dimensionamento scolastico imposto dall’alto sia da contrastare in tutti i modi possibili. Nuoro paga già lo scotto di tagli sconsiderati ai servizi, non è pensabile quindi che si possa procedere con gli accorpamenti di un baluardo fondamentale come la rete scolastica indebolendo, di fatto, l'offerta formativa rivolata ai nostri ragazzi».
Critica anche la Uil, con la segretaria regionale Fulvia Murru e il segretario della Uil Scuola Giuseppe Corrias: «La scuola non si taglia con criteri astratti, non è un costo da ridurre ma un presidio fondamentale, soprattutto nelle aree interne. La Sardegna ha già dato un contributo rilevante agli accorpamenti: andare oltre significa mettere a rischio il diritto allo studio, il lavoro e la tenuta sociale dei territori. Chiediamo che il Piano sia rivisto».
Replica la vicepresidente di Fratelli d’Italia in Senato, Antonella Zedda: «Il dimensionamento scolastico non comporterà nessun disagio per studenti e docenti perché si tratta di un accorpamento di direzioni scolastiche. Vanno perciò respinte al mittente le accuse della Giunta. Le scelte di oggi sono frutto di decisioni vincolanti legate al Pnrr, del governo Conte 2 e poi impacchettate dal governo Draghi. Todde è stata sottosegretario e viceministro con Draghi, avrebbe potuto dire stop, ma è stata evidentemente zitta. Governare è la capacità di saper scegliere e di assumersi le proprie responsabilità».
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