Fiero della «feccia» e dei «figli di nessuno» che fanno parte del nuovo partito: così Roberto Vannacci ha lanciato ufficialmente a Roma Futuro Nazionale, durante un’assemblea costituente all’Auditorium della Conciliazione, a pochi passi da San Pietro.
L’evento, organizzato a porte chiuse per stampa e televisioni e con la sala da 1.750 posti dichiarata esaurita dagli organizzatori, ha rappresentato il battesimo politico della nuova formazione nata attorno al generale ed europarlamentare.
Nel lungo intervento di apertura, durato circa un’ora, Vannacci ha rivendicato con forza i temi identitari e sovranisti che caratterizzano il progetto politico. Tra gli slogan più applauditi, “L’Italia agli italiani”, accompagnato dalla difesa del concetto di “remigrazione”, indicato come una delle battaglie che il movimento intende portare avanti. Il generale ha invitato i presenti a non rinunciare a parole e concetti che, a suo dire, sarebbero stati finora esclusi dal dibattito pubblico.
Gli azzurri nel mirino
L’attacco politico più duro è stato rivolto al centrodestra di governo e in particolare a Forza Italia. Senza citare direttamente Giorgia Meloni o Matteo Salvini, Vannacci ha contestato numerose scelte compiute dagli azzurri in Europa insieme al Partito popolare europeo, sostenendo che su vari provvedimenti si siano trovati sulle stesse posizioni di Pd e M5s. Da qui il rifiuto dell’alternativa “o con il centrodestra o con la sinistra”, sottesa alle critiche rivolte all’ex generale dalla presidente del Consiglio, e la rivendicazione di una collocazione autonoma per Futuro Nazionale.
Alleanze e prospettive
Il leader del nuovo movimento ha inoltre preso le distanze dall’ipotesi di una futura adesione alla coalizione di centrodestra, affermando di non aver mai posto questa prospettiva tra i propri obiettivi. Forte di un consenso che, a suo giudizio, sarebbe già attorno al 5% prima ancora della nascita ufficiale del partito, Vannacci ha ribadito di non voler modificare né attenuare le proprie posizioni politiche.
Il caso-ginocchiere
Nel corso dell’incontro il generale ha toccato anche temi di attualità politica, tra cui le recenti polemiche sollevate dal riferimento alle “ginocchiere” (parola usata dal pentastellato Francesco Silvestri parlando di Meloni): «Se avessi provato a mettermi nei panni di una donna – ha commentato Vannacci – quella frase non l'avrei percepita come sessista». L’intervento si è concluso con il richiamo alla preghiera dei paracadutisti francesi e con un messaggio improntato a determinazione e spirito identitario.
Chi c’era
Alla manifestazione hanno partecipato i parlamentari vicini a Vannacci, alcuni esponenti locali di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia invitati dagli organizzatori, oltre a circa 1.500 delegati e militanti provenienti da tutta Italia. Sul palco si sono alternati rappresentanti territoriali e figure storicamente vicine all’area sovranista, tra cui Mario Borghezio. L’obiettivo dichiarato è trasformare il consenso personale raccolto da Vannacci in una struttura partitica organizzata sul territorio.
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