Il dibattito

«Case di comunità, l’accordo si farà» 

Il ministro Schillaci: gli operatori sanitari protagonisti del cambiamento 

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«Troveremo una soluzione per far sì che le case di comunità e la medicina territoriale non rimangano soltanto un target europeo che l’Italia ha raggiunto da un punto di vista infrastrutturale, ma diventino il motore del cambiamento. Troveremo un accordo con chi sta “al fronte”, e i nuovi presìdi saranno un punto di riferimento per tutti i cittadini».

L’operazione

Orazio Schillaci è ottimista. Ieri a Cagliari, protagonista della giornata conclusiva dell’evento organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia su sanità, welfare e futuro del sistema – con lo stato maggiore del partito riunito, in prima fila Arianna Meloni, capo della segreteria politica e sorella della premier – il ministro della Salute spiega: «Sono convinto che un accordo ci sarà, al centro dell’operazione di modernizzazione ci devono essere gli operatori sanitari», davanti ai responsabili delle Federazioni dei medici di medicina generale Silvestro Scotti, dei pediatri Osama Al Jamal, degli infermieri Barbara Mangiacavalli, che a loro volta hanno dato piena disponibilità per le negoziazioni e giungere presto al risultato.

La riforma

Quello delle case di comunità è il tema del momento: dopo lo stop alla riforma che aveva tutti i sindacati dei camici bianchi contro, il problema da sud a nord del Paese – e la Sardegna soffre particolarmente per la carenza di professionisti soprattutto nelle zone disagiate – è quello di reclutare personale, quanto e con quali modalità, per realizzare non «cattedrali nel deserto», ma strutture di prossimità capaci di garantire le cure in questi tempi complicati di transizione demografica, dunque, a una popolazione che invecchia, vive di più e deve farlo meglio, ma anche ai (sempre meno) bambini e adolescenti, tra i quali aumentano le patologie croniche, i disturbi del neurosviluppo e, nell’Isola in particolare, le malattie rare e il diabete.

Le differenze

Prosegue Schillaci: «Questo è un governo che ha avuto il coraggio: la sanità va cambiata perché è cambiato il mondo. Adesso ci sta a cuore portare avanti e modernizzare questo rapporto che c'è sempre stato un po’ dicotomico tra gli ospedali e il territorio. Questa è l’opportunità per risolvere tante difficoltà, perché in Italia ci sono troppe differenze tra chi abita in alcune regioni rispetto ad altre, tra chi vive in una grande città e chi in un piccolo centro».

Il personale

Bisogna assumere medici, e – aggiunge il ministro – «per il personale della medicina territoriale nella legge di bilancio del 2024 sono stati messi 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni per quest’anno».

Poi bisogna valorizzare la professione, fare in modo che i giovani tornino a scegliere la medicina generale. «Per i medici di famiglia è necessaria una formazione universitaria», prosegue Schillaci, e su questo tema c’è l’accordo tra tutti i partiti di maggioranza. Serve una specializzazione analoga a quelle di altri settori della medicina per adeguare la loro formazione ai tempi, un percorso universitario come quello delle altre scuole di specializzazione, e le stesse opportunità».

Chi va all’estero

Ancora, cosa dicono gli operatori sanitari che vanno a lavorare fuori? «Non vanno fuori solo perché guadagnano di più», aggiunge il ministro, «chiedono meno burocrazia, di fare carriera in maniera più veloce. Su questo dobbiamo puntare, dare loro strumenti di agilità che all'estero ci sono e che qui no, oltre a pagarli di più, cosa che peraltro abbiamo fatto perché nell'ultima legge di bilancio, per esempio, sugli infermieri c'è stato un investimento che credo mai nessuno abbia fatto».

Le comunità

Dice il deputato di FdI Gianni Lampis: «Oggi dalla Sardegna ribadiamo un principio fondamentale: garantire servizi sanitari efficienti e vicini alle comunità significa difendere il diritto delle persone a vivere nei propri paesi. Il 70% della popolazione risiede in comuni sotto i 5.000 abitanti: investire nei presidi territoriali vuol dire contrastare lo spopolamento e offrire nuove opportunità senza costringere cittadini e famiglie a lasciare le proprie comunità».

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