Il conflitto

Usa e Iran ancora non si parlano 

Colloqui indiretti in Qatar. Teheran: prima sbloccate i nostri fondi congelati 

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Doha. «I colloqui con l’Iran stanno andando molto bene, andiamo d’accordo». Donald Trump, stretto tra l’impasse su Hormuz e i sondaggi in caduta libera, deve mostrare ottimismo. E parla di negoziati con Teheran che però, al momento, restano indiretti. Entrambe le delegazioni sono infatti a Doha per affrontare le questioni dell’intesa rinviate di 60 giorni, ma solo con i mediatori del Qatar e del Pakistan. E se gli Stati Uniti premono sul dossier nucleare, l’Iran insiste nel voler recuperare i suoi beni congelati in diversi Paesi del mondo prima di andare avanti nelle trattative. E così, gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno incontrato il premier qatarino Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, mentre il viceministro degli Esteri iraniano Khazem Gharibabadi ha ribadito che i colloqui tecnici si sono tenuti solo con i mediatori, concentrandosi sul Libano e sugli asset congelati.

I punti

Secondo una fonte “di alto livello” di al Arabiya, Teheran vuole che vengano implementati cinque punti del memorandum di intesa con gli Usa prima di continuare a discutere del resto, ponendo come prioritaria la questione dei fondi e chiedendo che vengano messi a disposizione della banca centrale iraniana. Le stesse fonti hanno riferito che nella riunione trilaterale si è discusso anche di Hormuz, con l’Iran che continua a rivendicarne la sovranità insieme all’Oman. Teheran ha inoltre accusato Israele di ostacolare l’attuazione dell’intesa mantenendo le sue forze in Libano. Tuttavia Trump ha mostrato ottimismo: «La denuclearizzazione dell’Iran sta procedendo», ha assicurato, sottolineando che il prezzo del petrolio è più basso oggi di quando «ho attaccato l’Iran per non fargli avere l’arma nucleare».

Le due vie

Del resto, secondo il Wall Street Journal, il commander-in-chief ha potuto valutare con il segretario alla Difesa Pee Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, la possibilità di riprendere gli attacchi e tornare a una guerra su vasta scala per «completare l’opera» cominciata il 28 febbraio. Ma il presidente avrebbe deciso di proseguire almeno per ora per la via diplomatica, ritenendo che il ritorno all’azione militare potrebbe compromettere le possibilità di Washington di smantellare definitivamente il programma nucleare iraniano. Non solo. Secondo quanto riferito al Wsj, Trump ha anche detto ai suoi collaboratori che se i negoziati sul nucleare dovessero protrarsi oltre la scadenza dei 60 giorni previsti dal memorandum di intesa, e cioè il 18 agosto, non lo riterrebbe un problema. Da Teheran il presidente Masoud Pezeshkian assicura: «L’Iran rispetta gli impegni assunti con il memorandum e spera che anche l’altra parte faccia altrettanto».

Intanto nello Stretto di Hormuz le navi continuano a transitare con il contagocce e ancora sotto il controllo iraniano.

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