La Regione lascia fuori Cagliari. Sulle rotte specifiche del traffico merci con la Penisola, l’assessorato ai Trasporti ha scelto di non inserire il capoluogo nella missiva con cui viene formalizzata al ministero la richiesta di revoca dei bandi sulla continuità territoriale marittima per «avviare una nuova istruttoria». Condizioni alternative di collegamento. Ma questi non sono giorni di polemiche. La convergenza sull’inadeguatezza delle gare ha riavvicinato nell’Isola parte pubblica e imprese, dopo mesi di pressing voluti da Confindustria e Confapi. Da più parti, però, con Ambasciatori di Sardegna e Riformatori in testa, arriva la sollecitazione a evitare almeno lo spezzatino dell’azione: «Serve incardinare i correttivi sui trasporti nel quadro dell’insularità, ancora senza compensazioni».
Il documento
Il «servizio roro cargo», una modalità di spedizione via mare delle merci, gli uffici sardi si sono limitati a richiederlo «per i porti del Nord Sardegna in particolare», è scritto nella lettera della Regione. Eppure uno studio firmato dall’Università di Cagliari indicava come prioritaria anche l’attivazione di una linea tra lo scalo cittadino e Genova. Invece al porto del capoluogo è stato preferito quello di Olbia. Confindustria e Confapi, per ora, hanno scelto di tirare dritto, rincarando anzi la dose della Regione sui bandi della Continuità marittima con l’invio al Mit di un’analoga richiesta di revoca in autotutela. «Lo ripetiamo da tempo che quelle gare – dicono dalle rispettive associazioni il direttore Andrea Porcu e il vicepresidente Gianfrancesco Lecca – sono lontane dal garantire l’abbattimento dei maggiori costi a cui sono esposte le imprese sarde dell’autotrasporto. Ci sono rincari sino al 44%».
La tagliola
Lo svantaggio competitivo delle aziende isolane è multifattore. Pesano le Ets, ovvero l’eurotassa sulle emissioni di Co2 che gli armatori scaricano sugli utenti; ma pesa anche una Continuità marittima lontana, a differenza del modello corso, dall'assicurare agli autotrasportatori la certezza del viaggio, specie in estate, quando turisti e auto vengono preferiti ai semirimorchi. Per questo Pierpaolo Murgia, coordinatore di Ambasciatori di Sardegna, nuovo network di aziende, chiede «un cambio di passo più profondo, una visione condivisa che non può prescindere dall’insularità, principio riconosciuto in Costituzione dal 2022. Anche la Commissione europea afferma con chiarezza che occorre colmare il gap strutturale derivante dalla condizione geografica, eppure a ventisette anni dalla Legge Attili si è fatto poco o nulla. Alla Sardegna spettano risorse compensative stabili, da ottenere ogni anno, che la Regione dovrebbe poter spendere autonomamente per estendere la Continuità ad altre rotte e compensare il disvalore economico che grava quotidianamente su famiglie e imprese».
Gli appelli
Un peso, quello dell’insularità, a cui è aggiunto «il costo delle Ets che sole valgono oltre 21 milioni di euro l'anno sulle nostre rotte principali». Murgia chiama alla mobilitazione bipartisan: «Siamo alla fine della legislatura nazionale. È il momento di costruire una coalizione trasversale e ottenere almeno un riconoscimento concreto, anche parziale, attivando con forza il meccanismo della legge 42 del 2009 (sul federalismo fiscale). Michele Cossa, oggi sindaco di Sestu, da dirigente dei Riformatori può intestarsi sia la battaglia sull’insularità che la crociata anti-Ets: «L’eurotassa sulle emissioni di Co2 è soltanto la punta dell’iceberg che rischia di amplificare il caro trasporti. Ma questo divario competitivo si può correggere solo affrontando la questione strutturale dell’isolamento geografico. È necessaria una strategia di lungo periodo, costruita insieme alle regioni e ai territori che condividono con noi queste relazioni economiche e logistiche. Alla Sardegna manca uno strumento programmatico a garanzia dello sviluppo».
La Regione
«Rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità» è l’obiettivo dichiarato pure dagli uffici di Barbara Manca che «nonostante la mole di dati e le argomentazioni fornite – lamentano dall’assessorato ai Trasporti –, il ministero ha sistematicamente ignorato tali istanze. Con una comunicazione del 21 ottobre 2025, il Mit ha liquidato le richieste affermando apoditticamente che “le esigenze di servizio pubblico siano quantitativamente soddisfatte”, senza confutare nel merito le specifiche falle di mercato documentate dalla Regione». Ovvio che sull’asse Cagliari-Roma è aperto uno scontro di visione ma anche politico. Di sicuro Manca cita una per una le associazioni di categoria anche nella richiesta di revoca inviata a Roma, segno che il passo comune è avvertito come una condizione indispensabile per portare a casa il risultato della revoca dei bandi.
Il supporto
Confapi questo segnale l’ha colto e proprio Lecca sostiene la Giunta su tutta la linea, «dalla moratoria Ets ai 40 milioni da stanziare nella variazione di bilancio per i costi straordinari di trasporto, una misura che apprezziamo, sebbene chiediamo un confronto per definire l’articolazione della procedura di erogazione alle imprese». Da Avs è la deputata Francesca Ghirra ad aprire al sostegno alla Regione: «Ci associamo alla richiesta dell'assessora Manca di revocare i bandi: confidavamo che con le nuove previsioni si potessero superare le attuali criticità, ma dobbiamo constatare che le cose non potranno che peggiorare». Anche da Fit Cisl, i segretari Claudia Camedda e Michele Palenzona parlano di «convinto sostegno all’azione della Giunta: le gare vanno annullate e si deve aprire un confronto generale».
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