Sant’Efisio.

«Una gioia immensa rappresentare la città» 

Vita, passioni e sentimenti di Giovanni Porrà, uno dei più giovani Alter Nos 

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Non sarà il più giovane della storia a indossare i panni dell’Alter Nos e a rappresentare la Municipalità nella festa di Sant’Efisio (nel 2010, a 29 anni, fu nominato da Emilio Floris Stefano Schirru, oggi consigliere regionale). Quando Massimo Zedda lo ha scelto per ricoprire l’incarico, di sicuro l’ha fatto in considerazione del lavoro svolto in questi due anni (quasi): il progetto per il rilancio delle edicole o l’accelerazione sulla questione di via Verga (sulla quale da anni persevera la Municipalità di Pirri), solo per citarne alcuni. Certo, per uno come lui che ama lavorare dietro le quinte, il Primo Maggio non sarà un giorno facilissimo. Ma neanche complicato, ovviamente. «Per me, nato e cresciuto a Stampace, in via Maddalena, con Sant’Efisio esiste un legame viscerale», dice.

Giovanni Porrà stenta un po’ a crederci: 34 anni, laurea in Economia e Finanza, responsabile commerciale di u na società di factoring, e presidente della commissione bilancio in Comune, vive con Chiara da otto anni, due figli, Gabriele di 2 e Roberto di 5, (chiamato come il papà, avvocato ex consigliere comunale e presidente illuminato del Ctm, scomparso nel 2024), si racconta.

Cosa le avrebbe detto suo papà Roberto dopo questa investitura?

«Avrebbe detto che è felicissimo. Con l’ultimo messaggio che mi ha inviato prima di aggravarsi, ad agosto di due anni fa, mi scriveva proprio che sarebbe stato felice se un giorno mi avessero nominato Alter Nos. Ora è successo, e so che sarebbe molto contento».

Le dispiace non essere l’Alter Nos più giovane di sempre?

«No, assolutamente. L’età qui c’entra davvero poco. Piuttosto, i valori morali, le qualità professionali, l’educazione che si portano ogni giorno dentro Palazzo Bacaredda. L’Alter Nos, dal momento che è rappresentante della municipalità, viene scelto sempre per queste ragioni».

Per i valori, sicuramente. Ma anche per l’impegno politico. Non crede?

«Non lo so. A ogni modo ringrazio il sindaco per questo riconoscimento. Personalmente, si tratta di uno stimolo ulteriore».

Cosa significa indossare i panni dell’Alter Nos?

«Una grande responsabilità. Ma anche un grande onore per me, stampacino doc. Sono nato nella casa di mia nonna, in via Maddalena, morta sotto i bombardamenti del ‘43».

Che cosa rappresenta per lei Sant’Efisio?

«Da bambino i giorni dell’attesa erano una festa nella Festa. Oggi riflettevo sul fatto che nella società odierna dove il giorno dopo non vale più, o quasi, quello che hai detto il giorno prima, Sant’Efisio ha un potere immenso. Perché ogni anno, da secoli, per quattro giorni Cagliari si ferma per mantenere una parola data 370 anni fa. Questo è bellissimo, e non ha eguali».

Si chiama fede.

«Certamente. Ma non è scontato».

La sua fede dove nasce?

«Sono cresciuto ai Salesiani, ho frequentato a lungo la chiesa e ho fatto per tanti anni il chierichetto a Santa Caterina con don Franco Matta» (oggi parroco di Sant’Anna).

Più emozionato o preoccupato?

«Preoccupato no. Sono invece onoratissimo. Avverto un senso di responsabilità dal momento che rappresenterà il sindaco e la città».

Però, dica la verità: un po’ preoccupato per il fatto che dovrà andare a cavallo lo è? Dicono che non ci sia mai andato: è vero?

«È vero che non ci sono mai andato. Ma non sono preoccupato. Imparerò. Anzi, comincerò subito visto che mancano appena 42 giorni alla Festa di Sant’Efisio».

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