Roma

Un piano per togliere la Lazio a Lotito 

Indaga la Dda, perquisizioni per Bisignani e i vertici della Banca del Fucino 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Roma. Un piano, alimentato dalla diffusione di fake news, per spingere Claudio Lotito a cedere la Lazio: è l’ipotesi della Dda di Roma, che ha disposto le perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’ad Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno acquisito documenti e dispositivi elettronici. Ai tre viene contestata la manipolazione del mercato attraverso la diffusione di notizie false capaci, secondo l’accusa, di alterare il prezzo delle azioni della SS Lazio, società quotata.

«Volevano che vendesse»

L’indagine è partita nel 2024 e nel dicembre scorso aveva già portato all’iscrizione di cinque persone. Secondo i pm, Masi, Maiolini e Bisignani, insieme ad altri, avrebbero contribuito alla diffusione sui social, sulla rivista online “Millenovecento” e sul quotidiano “Il Tempo”, di notizie false sulla presunta imminente cessione della Lazio, sulla situazione finanziaria delle società di Lotito e sull’ipotesi di una retrocessione deliberata per incassare il «paracadute» da 35 milioni di euro.

Nel decreto di perquisizione i magistrati ricostruiscono una presunta campagna di delegittimazione con un duplice obiettivo: provocare una riduzione del valore delle azioni e indurre Lotito a cedere il pacchetto di controllo. Il presidente della Lazio aveva denunciato di essere da circa un anno vittima di una campagna «diffamatoria e intimidatoria» finalizzata a costringerlo alla vendita. All’attenzione anche alcuni striscioni contro Lotito comparsi nel giugno 2025 e diversi articoli, fra cui uno del “Tempo” del 31 maggio che avrebbe rilanciato la falsa notizia di un’offerta da 450 milioni di euro di Jp Morgan per acquistare la Lazio, indicando Masi e Maiolini tra i possibili referenti finanziari. I pm sottolineano inoltre alcuni contatti telefonici tra Bisignani, Maiolini e Masi, ritenuti significativi perché coincidenti con la preparazione e pubblicazione di articoli sulla vicenda.

«Accuse false»

Masi respinge le accuse e le definisce false, annunciando una denuncia per calunnia. La Banca del Fucino precisa di non essere indagata e nega di aver mai finanziato, direttamente o indirettamente, campagne o iniziative legate alla vicenda o lesive degli interessi della Lazio.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI