Bordighera. Non ha mai difenso sua figlia, due anni appena, dai calci, i pugni, le frustate con cinture e fili elettrici inflitte dal suo compagno. Anzi, spesso la picchiava pure lei. E quando, coperta di ematomi, sfiancata da lesioni interne ed esterne, la bimba stava male, non ha chiamato i soccorsi. Alla fine ne ha raccolto il cadavere da terra, l'ha avvolto in una coperta e l'ha dato in braccio alle sorelline, in macchina, per riportarla a casa. Facendo finta che fosse viva.
A. E., madre della piccola uccisa dalle botte a Bordighera e di due altre bambine, viene descritta così nell'ordinanza di custodia cautelare recapitata in carcere, dove si trova dai momenti successivi alla scoperta del cadavere della piccola. La donna è accusata, in concorso col compagno Emanuel Iannuzzi, di maltrattamenti aggravati dalla morte di minore. Secondo gli investigatori, la donna era completamente indifferente alle sue figlie, facendole vivere nella sporcizia e nel degrado, costringendo la più grande, 9 anni appena, a prendersi cura della sorellina più piccola, che ne aveva due. Le lasciava tutte e tre sole per giorni e notti intere, per stare con l'amante.
Quando poi la bimba ha iniziato a subire le botte di Iannuzzi, lei non la difendeva. E se le due sorelline più grandi si azzardavano a dire qualcosa, «rispondeva con bestemmie». O non rispondeva affatto: come la notte di quel sabato. Le tre bambine sole nell’appartamento di sopra, gli adulti sotto con degli amici. La più piccola sta male: nel pomeriggio era rimasta sola con Iannuzzi e la sorella più grande l'aveva sentita gridare.
Un amico della coppia sale a controllare la bambina e, si legge agli atti, «la vedeva molto sofferente», aveva un «vistoso livido di colore viola sulla mascella». La madre dice all'amico di non aver portato la figlia in ospedale altrimenti il nonno paterno «ne avrebbe approfittato per chiedere l'affido delle bambine». Di notte la piccola si aggrava, continua a vomitare e la sorella, che non ha un cellulare, inizia a urlare per chiedere aiuto. La madre non sente. Dirà la ragazzina agli inquirenti: «Io le ho detto, mamma ti ho chiamato tre volte e non mi hai risposto. Non mi avete lasciato niente con cui chiamare, ci avevate chiuse dentro. Cosa dovevo fare, volete dare la colpa a me che non ho chiamato?».
Il giorno dopo la piccola sembra essersi ripresa. Ma la madre la lascia nuovamente sola con Iannuzzi. La testimonianza della sorella è agghiacciante: «Lui le ha fatto la doccia, sentivamo dei colpi. Lei aveva la testa penzoloni e le usciva sangue dal naso, era tutta viola». Ma ancora niente soccorsi. La mattina dopo Iannuzzi sveglia le due sorelline e dice «è successo un casino». La madre la fa salire in macchina, affida alla bimba più grande un fagotto rosso dicendole di portarla a casa. Poi la telefonata al 118, le bugie, «è caduta dalle scale», le manovre rianimatorie mai fatte, anche perché inutili: la donna sapeva che sua figlia, due anni, era morta da ore.
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