C’è stato un caso di Ebola in Sardegna, undici anni fa. L’allarme scoppiò a Sassari, l'11 maggio del 2015. Stefano Marongiu, infermiere di 37 anni, impegnato per tre mesi con Emergency in Sierra Leone, viene ricoverato nel reparto di Malattie infettive. Il volontario fu prelevato nella sua abitazione da un'ambulanza, in quella casa vivevano la madre e due sorelle, lui, al rientro da Roma era andato a trovarle, prima di andare a Sarroch, dove avrebbe ripreso a lavorare. Il primo giorno era stato tutto normale, il secondo però era comparsa la febbre, 38 gradi e 7.
Inizialmente si pensa a una normale influenza, poi, pochi giorni dopo, il verdetto: si trattava di Ebola. Così, Marongiu fu trasferito all’ospedale Spallanzani di Roma, dove rimase ricoverato per 28 giorni.
Quando, finalmente guarito, è stato dimesso, ha raccontato la sua esperienza in un’affollata conferenza stampa. Intorno a lui c’erano l’equipe di medici e infermieri che lo hanno assistito nel difficile percorso. Marongiu ha ringraziato l’unità di crisi in Sardegna che ha gestito la prima emergenza, il ministero della Difesa e l’Aeronautica militare, l’Aifa e il ministero della Salute e soprattutto lo staff dello Spallanzani che «si è dimostrato un’eccellenza. Mi hanno fatto sentire non solo un paziente, ma un amico da salvare ad ogni costo», aveva raccontato. E durante la degenza, il volontario in ospedale ha anche conosciuto quella che poi sarebbe diventata sua moglie.
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