Stati Uniti.

Trump, gradimento a picco: «Cinque giorni senza bombe» 

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Washington. Donald Trump appare sempre più isolato sia sul piano interno sia internazionale e tenta una possibile svolta aprendo a un negoziato sull’Iran. Il calo nei sondaggi è evidente: il gradimento è sceso al 36%, il livello più basso dal ritorno alla Casa Bianca, e solo il 29% degli americani si dice soddisfatto del suo operato. Pesano il conflitto in corso e i timori di una crisi economica, aggravati dall’aumento dei prezzi energetici.

In questo contesto, il presidente alterna segnali contraddittori. Da un lato minaccia attacchi alle infrastrutture iraniane, dall’altro annuncia una sospensione di cinque giorni dei bombardamenti. Una decisione interpretata da Iran e democratici come un tentativo di rassicurare i mercati e contenere il rialzo del petrolio e della benzina, particolarmente delicato in un anno elettorale che vede i repubblicani in difficoltà. Secondo alcune analisi, più che una reale apertura diplomatica, la mossa potrebbe servire a guadagnare tempo in attesa dell’arrivo di rinforzi militari in Medio Oriente. Trump sostiene invece di essere in una posizione di forza e di dialogare con interlocutori favorevoli a un accordo, citando anche segnali positivi da Teheran legati al settore energetico.

All’interno della sua amministrazione non c’è una linea condivisa su come procedere, mentre dall’esterno arrivano pressioni divergenti: l’Arabia Saudita spinge per una linea più dura. Trump, però, per ora sembra voler privilegiare la via diplomatica, mantenendo riservate le sue prossime mosse.

Tra gli osservatori cresce il sospetto che il negoziato possa essere solo una strategia tattica per dimostrare l’intransigenza iraniana, soprattutto su temi sensibili come il programma balistico. I cinque giorni fissati appaiono infatti insufficienti per colmare le profonde divergenze tra Washington e Teheran.

Se il dialogo dovesse fallire, Trump potrebbe sentirsi legittimato a intensificare l’azione militare, con il dispiegamento di migliaia di soldati già inviati nella regione. Tra gli obiettivi ipotizzati figurano il controllo dell’isola di Kharg e la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero globale. L’evoluzione resta incerta, anche alla luce della strategia altalenante del presidente.

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