Il centrosinistra sardo sta ancora assaporando le proporzioni maestose del No isolano alla riforma Nordio quando arriva la notizia delle dimissioni di Andrea Delmastro. E il nome dell’ormai ex sottosegretario alla Giustizia era e resta legato al progetto di trasferire nelle carceri isolane molti condannati per mafia e dintorni.
Il primo a fare due più due è il senatore dem Marco Meloni che, poco dopo «l’inglorioso epilogo» della parabola di Delmastro in via Arenula, scrive: «È stato lui l’autore del piano per la riorganizzazione dei detenuti in regime 41-bis; centinaia, oltre un terzo del totale, sarebbero destinati nella mia isola. Chiediamo al governo di interrompere immediatamente questo piano ingiusto, insensato e scellerato, che trasformerebbe la Sardegna in un’isola-carcere, compromettendone per sempre tenuta sociale, sicurezza e prosperità economica, senza apportare benefici a nessun altro territorio italiano».
«Progetto del Dap»
Dal centrodestra gli replica il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis. Anche lui, come Meloni, propone da tempo di eliminare dalla legge la mezza riga che prevede strutture “preferibilmente in aree insulari” per i detenuti al carcere duro. Ma sull’automatismo “via Delmastro, via il progetto” ha da eccepire: «Il problema non poteva essere Delmastro, visto che il progetto è del Dap. Ed è un progetto che ho sempre osteggiato, perché non mi sembra giusto che tre delle sette strutture italiane destinate ai detenuti al 41 bis siano in Sardegna, però su questi temi bisogna essere corretti. E quindi è anche giusto precisare che proprio Delmastro aveva assicurato che, su circa 740 detenuti in quel regime, sarebbero stati 250 quelli destinati alle carceri sarde, e con lui avevamo avviato un’interlocuzione su questo tema. Adesso dobbiamo vedere chi assumerà la delega all’ordinamento penitenziario e portare avanti il dialogo. Per quanto mi riguarda non ho cambiato idea».
«Tenuta stagna»
Non ha cambiato idea neanche Antonella Zedda, vicecapogruppo di FdI in Senato, ed è un’idea abbastanza diversa. Anche lei precisa che «la proposta non è “di Delmastro” ma del governo Meloni» ma aggiunge che «serve semplicemente a combattere la mafia. Aggiungo un dettaglio, che forse a Marco Meloni sfugge ma non a chi conosce il sistema penitenziario. In Sardegna abbiamo avuto fra i cinquecento e i seicento condannati per associazione mafiosa detenuti in regime di alta sicurezza: significa che potevano ricevere le visite dei familiari e in certi casi uscire dalle strutture. È questo l’elemento inquinante del tessuto socio-economico per un territorio, mentre il 41 bis progettato per le strutture sarde è a tenuta stagna, con il controllo 24 ore su 24 addirittura del labiale e l’impiego di agenti di elevata professionalità e specializzazione. È così che si garantisce un territorio dalle infiltrazioni criminali e si potenzia la lotta alla mafia, non inventando circostanze inesistenti come fa la presidente Todde quando dice che le carceri sarde saranno destinate esclusivamente al 41 bis».
Il «conto aperto»
Anche il senatore del M5S Ettore Licheri aspetta di vedere chi rimpiazzerà Delmastro, ma apparentemente senza grande ottimismo: «La Sardegna intera, senza distinzioni tra destra e sinistra, saluterà l’allontanamento di questo signore che confessava di provare un sottile piacere all’idea che i detenuti non avessero aria da respirare all’interno delle camionette della polizia. Ora vediamo se al suo posto ne arriverà uno peggio di lui oppure qualcuno che converrà come non si possa trasformare una regione in una colonia penale». E sempre dal Movimento arriva la voce del segretario regionale, Alessandro Solinas: «Sicuramente la Sardegna aveva un conto aperto con Delmastro, soprattutto da quando è venuto a fare quella passerella per illustrare una proposta che abbiamo combattuto e continuiamo a combattere. Nessuno ha mai detto che la Sardegna non deve fare la sua parte, o ha avversato il 41 bis come strumento nel contrasto alle mafie: siamo contrari all’idea di Sardegna come regione-carcere. E chiediamo agli esponenti del centrodestra sardo di sfruttare questa fase di riflessione del dopo-referendum per ravvedersi e contrastare questo progetto e questo atteggiamento, che appartengono a tutto il governo e a Nordio in primis».
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