La crisi

Tra Stati Uniti e Iran resta lo stallo 

Washington parla di progressi, ma per Teheran l’intesa non è imminente 

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È un susseguirsi di accelerazioni e frenate il lavoro diplomatico volto a trovare un accordo tra Stati Uniti e Iran. Se il segretario di Stato americano Marco Rubio si mostra ottimista sui tempi brevi, Teheran parla di «progressi su molte questioni» ma avverte che l'intesa «non è imminente» e respinge al mittente eventuali «pressioni o richieste eccessive»; mentre Donald Trump ribadisce con la consueta retorica che se l'accordo non sarà «grandioso» è meglio non farne nulla e ricominciare «a sparare, in modo più intenso e massiccio che mai».

I nodi

In questo braccio di ferro sembra essere proprio l'Iran a fare un passo avanti nel tentativo di trovare una soluzione a uno dei nodi della trattativa ancora da sciogliere: il destino dei 450 kg di uranio arricchito al 60%, prossimo al livello utile per produrre una bomba atomica. La Repubblica islamica accetterebbe infatti di disfarsene a patto che venga trasferito in Cina, con Pechino che dovrebbe fare da garante prima di procedere all'accordo gli Usa, riferiscono alcune fonti ad Al Arabiya e al Hadath. L'indiscrezione - smentita però dai pasdaran come «frutto dell'immaginazione» dei media sauditi - emerge proprio mentre si trovano a Pechino il premier pachistano, Shehbaz Sharif, e il caponegoziatore di Islamabad, Asim Munir, nel ruolo di mediatori, per incontrare il presidente cinese Xi Jinping che ha a sua volta proposto un piano in quattro punti per chiudere la guerra nel Golfo Persico e riaprire lo Stretto di Hormuz alla libera navigazione commerciale. Munir, che nel fine settimana era andato a Teheran per cercare di finalizzare una bozza da sottoporre poi agli americani, volerà - secondo gli stessi media sauditi - anche in Qatar. Doha è entrata di recente con più convinzione nella mediazione e ha accolto nelle ultime ore il presidente del Parlamento iraniano Bagher Ghalibaf (appena rieletto dai deputati per il settimo anno consecutivo) e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per discutere con il premier Mohammed bin Abdulrahman Al Thani dei termini dell'accordo.

Beni iraniani congelati

La squadra negoziale ha affrontato anche il tema dei beni iraniani congelati. Secondo un funzionario iraniano, citato dal Washington Post, nella prima fase della riapertura di Hormuz infatti gli Stati Uniti sbloccheranno 12 miliardi di dollari di fondi iraniani, poi inizierà lo sminamento dello Stretto che sarà reso navigabile senza la riscossione di un pedaggio. E se lo smantellamento del programma nucleare degli ayatollah è l'obiettivo dichiarato di Trump, le sanzioni americane e le decine di miliardi di dollari di proventi petroliferi iraniani restano uno dei punti di disaccordo tra le parti. Così come la guerra di Israele contro Hezbollah in Libano, dove però, stando a fonti americane ad Axios, gli Stati Uniti avrebbero appena dato il via libera a Benyamin Netanyahu per una vasta operazione contro la milizia sciita, sostenuta e finanziata da Teheran, dopo l'ennesimo attacco di droni verso il nord del Paese.

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