Non è arrivato a Milano solo perché una volta a bordo dell’aereo si è seduto in un posto già assegnato che è stato rivendicato dal passeggero titolare. E si è scoperto che non solo non aveva il biglietto, ma anche che con sé non aveva documenti. Eppure era riuscito a superare tutti i controlli e a imbarcarsi con un trolley. Che, invece, è rimasto nella cappelliera per arrivare fino a Milano. Senza proprietario. Ossia un cinquantenne quartese con problemi psichici che il 13 luglio è stato, suo malgrado – per ragioni cliniche - protagonista di una vicenda al limite (forse oltre) del surreale che, se confermata in tutti i suoi aspetti, certificherebbe varie falle: quelle dei controlli nell'aeroporto di Elmas, ma anche del sistema delle cure per la salute mentale in Sardegna.
La Sogaer
Prima dei fatti, una precisazione: dalla Sogaer, società di gestione dello scalo cagliaritano, non arriva alcuna smentita sulla ricostruzione di quanto avvenuto lunedì al Mario Mameli, fin sopra l’aereo Aeroitalia del pomeriggio diretto a Linate. La Spa fa sapere che «la persona coinvolta aveva regolarmente effettuato i controlli di sicurezza aeroportuale». Il riferimento dovrebbe essere al bagaglio, che è stato passato allo scanner. Quindi, in teoria, sarebbe stato escluso ogni pericolo per il volo. Anche se nessuno sapeva che quella piccola valigia fosse a bordo.
Il trolley
A ricostruire l’accaduto è stato il fratello del cinquantenne. Rimasto tra l’incredulo, lo sbigottito e l’arrabbiato. Niente nomi, per ragioni legate alle difficili condizioni sanitarie. Ma racconta: «Da giorni mio fratello andava in aeroporto. Diceva di voler tornare a Milano, dove ha vissuto a lungo. Ma io contavo sul fatto che non avendo documenti né soldi gli sarebbe stato impossibile partire». Lunedì 13 il cinquantenne è uscito con un trolley: «Ed è tornato il giorno dopo, senza bagaglio. Gli ho chiesto dove fosse finito», racconta, «e mi ha detto che sull'aereo era arrivata la polizia e il trolley era rimasto a bordo». In un primo momento la versione viene giudicata poco credibile. «Dopo qualche giorno sono andato in aeroporto, pensando che il trolley fosse stato abbandonato da qualche parte. L’ho trovato al lost and found: aveva l’etichetta del volo Milano-Cagliari. E lì ho capito: era stato rispedito. Mio fratello aveva detto la verità».
Le falle
Da quel momento inizia un’attività di ricostruzione. E il fratello scopre che il cinquantenne era davvero riuscito a salire a bordo. Come abbia fatto a superare tutti i controlli non è ancora chiaro. Stando a una versione non ufficiale, nelle due fasi di controllo dei biglietti – prima degli scanner e all'imbarco - si sarebbe abilmente affiancato a qualcuno che il ticket lo aveva, approfittando della confusione. Una volta in cabina si è seduto. Ma è arrivato il passeggero avente diritto, che gli ha chiesto di spostarsi. Dal confronto col personale di bordo è emerso che, in effetti, quello non fosse il suo posto. E addirittura che lui su quell'aereo non ci sarebbe dovuto arrivare. Stando a quanto trapela, l’imbarco “clandestino” è finito al centro di una riunione del comitato per la sicurezza aeroportuale.
L’allarme
Il fratello del cinquantenne si chiede: «Se si fosse seduto in un posto libero sarebbe arrivato a Milano e lo avremmo perso: come è possibile?». Un quesito che arriva dopo lunghi periodi di preoccupazione: «Da tempo chiediamo che venga preso in carico dai centri di salute mentale. Aveva anche incendiato la sua camera nella casa dei nostri genitori: era stato portato al Santissima Trinità, in Psichiatria, poi dimesso dopo poche ore». Il problema è a carico della famiglia: «Con pec e lettere formali ho chiesto aiuto», racconta l’uomo, esasperato, «mi è stato risposto che finché non succede qualcosa di grave non si può fare nulla. Non ci credo: dobbiamo aspettare che accada l'irreparabile?».
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