Londra.

Starmer perde pezzi ma non molla 

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Londra. Keir Starmer si è aggrappato alla poltrona con le unghie mentre la situazione attorno al premier laburista precipita. Diversi membri del suo governo - con ruoli non da ministro - si sono dimessi nell'ambito della rivolta interna alla maggioranza contro la leadership di sir Keir dopo la devastante sconfitta elettorale alle amministrative del 7 maggio e quasi 100 deputati hanno invocato l'annuncio di un calendario verso le dimissioni, se non un'uscita di scena immediata. Ma Starmer ha ribadito di voler «continuare a governare» rivendicando il «mandato» popolare ricevuto alle politiche del 2024 nonostante la pressione ormai insostenibile e le conseguenze della crisi politica sull'economia nazionale: gli interessi sul debito pubblico si sono impennati ai massimi da 28 anni. «Il partito laburista ha una procedura per mettere in discussione la leadership, e quella procedura non è stata attivata», ha rilanciato il premier in un consiglio dei ministri teso, ricordando che per innescare una sfida formale sono necessarie le firme di 81 deputati. Il numero è stato superato, ma la procedura non scatta finché non emerge un candidato disposto a raccogliere quelle firme sotto il proprio nome.

Starmer intanto ha ricevuto il sostegno di oltre 100 deputati attraverso un documento ad hoc, altrettanti chiedono le sue dimissioni e i restanti 200 stanno a guardare. Mentre in una sfilata del tutto irrituale dei ministri a Downing Street dopo la riunione di gabinetto, voluta per assicurare un sostegno a sir Keir in risposta ai venti di rivolta, sono apparsi fra gli altri il vicepremier David Lammy e ministri di peso quali McFadden, Kendall, Reynolds, Reed e Kyle. Ma dietro le quinte almeno quattro figure di spicco del governo ritenute finora fedelissimi di Starmer, come la titolare dell'Interno, Shabana Mahmood, e quella degli Esteri, Yvette Cooper, lo hanno in privato sollecitato a fissare una data per un cambio di leadership “ordinato”.

Allo stesso tempo, continua a mantenere un profilo basso l'ambizioso ministro 43enne della Sanità, Wes Streeting, esponente della destra interna, indicato dalla stampa come il più scalpitante fra i pretendenti alla successione. Una speranza che si allontana visto che sir Keir appare determinato ad accettare un'eventuale sfida da lui, convinto di poterlo battere in una votazione a due di fronte agli iscritti.

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