Il caso.

Sorgono, i medici non vanno in pensione: «Prima i pazienti» 

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«Nonostante le carenze d’organico, lo scorso anno il nostro reparto ha erogato 1000 prestazioni fra ricoveri e visite. L’età? Non ci pesa, siamo pronti a fare la nostra parte». Parola di Luciano Arru (65 anni) e Carlo Astara (67), primario e medico di Medicina del San Camillo di Sorgono.

Unici medici in forze, insieme all’oncologo Efisio Mereu (che presta supporto part-time), di arrendersi alle difficoltà non ne vogliono sapere. Il loro è un impegno quotidiano fra turni no stop e sostegno ai pazienti di ogni età: «La pensione si avvicina - sorridono entrambi - ma abbiamo deciso di continuare a dare una mano ad un ospedale emblema di eccellenza e resistenza». Lo ribadiscono con orgoglio, mentre ricordano gli anni di gavetta nelle corsie di tutta l’Isola: «Sono tornato a Sorgono nel 2023, dopo esserci già stato dal 1999 al 2000. Ho deciso di accettare subito la proposta dell’Asl 3», racconta Arru, sassarese, un passato al Santissima Annunziata, con parentesi anche a Biella e Tempio Pausania: «Le difficoltà sono tante, specie nel reperire giovani colleghi che preferiscono le città alle zone interne dove le opportunità per crescere sono tante». Astara rilancia: «Abbiamo superato le carenze facendo squadra col personale infermieristico e gli Oss che seppur ridotti d’organico hanno dato anima e cuore per assistere i pazienti».

Per Carlo Astara, austese d’origine da oltre trent’anni al San Camillo, le soluzioni per favorire l’arrivo dei giovani camici bianchi ci sono: «Servono agevolazioni per i giovani medici. I gettonisti, perlopiù stranieri non possono essere una soluzione». A Sorgono servirebbero altri due medici, «ma anche una norma che vincoli per almeno 5 anni a venire nelle zone svantaggiate».

Intanto da Nuoro, ennesimo allarme per il San Francesco. A lanciarlo la Uil Fp con Cristian Pasquale Cinellu. «L’Oncologia rischia il collasso, nel concorso Ares per 89 dirigenti medici, a Nuoro è stato assegnato un solo posto, contro i sei previsti per Oristano». Secondo il sindacato, la misura è insufficiente per fronteggiare una carenza ormai cronica: «Attualmente sono in servizio solo tre oncologi rispetto ai sette previsti dal piano triennale del fabbisogno». Una situazione aggravata da malattie, aspettative e possibili trasferimenti verso altre Asl. La Uil teme un progressivo ridimensionamento del reparto e chiede almeno altri tre posti aggiuntivi per garantire continuità assistenziale e qualità delle cure. Contestata anche l'assenza di incentivi economici per Nuoro, previsti invece per altre sedi disagiate come Gallura e Medio Campidano.

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