Ha accusato di stalking e molestie sia un collega appuntato e che il suo comandante, un luogotenente, denunciando il primo anche per dei palpeggiamenti. Due carabinieri sono indagati dalla Procura con l’ipotesi di atti persecutori nei confronti di una militare e, nel caso dell’appuntato, anche di violenza sessuale. Dopo la querela e le indagini effettuati dal Nucleo investigativo, il pubblico ministero Marco Cocco ha chiesto al Gip una misura cautelare (sospenderli dal servizio per 6 mesi) che ieri, però, la giudice Ermengarda Ferrarese ha rigettato, ritenendo comunque attendibile la donna.
La vicenda
I nomi dei due militari coinvolti e finiti nel registro degli indagati non possono essere resi noti per tutelare l’identità della collega che ha denunciato i presunti episodi di molestie e persecuzione, che sarebbero avvenuti tra il settembre dello scorso anno e il marzo di quest’anno. Nel dettaglio, la donna ha denunciato il suo comandante sostenendo di essere stata quotidianamente oggetto di apprezzamenti, ma anche pressioni psicologiche riguardanti la sua sfera sentimentale e chiedendole in continuazione se fosse fidanzata o meno. Il luogotenente avrebbe anche tentato approcci fisici, in particolare abbracciandola o sedendosi sulle gambe. Più pesante, invece, il quadro dell’altro militare indagato, per il quale il pm Cocco ipotizza anche la violenza sessuale: in un caso le avrebbe dato un morso sulla guancia, in un altro caso l’avrebbe palpeggiata. Difeso dagli avvocati Patrizio Rovelli e Michela Teti, l’appuntato nega con forza qualsiasi ipotesi di stalking e violenza sessuale, esattamente come fa – per le proprie contestazioni – il luogotenente assistito dal legale Antongiulio Granata.
La misura cautelare
Dopo la richiesta di misura cautelare, la giudice Ermengarda Ferrarese ha fissato l’interrogatorio prevenivo: i due militari hanno risposto a tutte le domande. Le difese hanno depositato memorie, rilievi fotografici dalle telecamere della caserma (anche in questo caso il giornale ha scelto di non pubblicare la località a tutela della presunta vittima) e anche un’ingente quantità di messaggi scambiati con la collega. Nel frattempo, però, il Comando dell’Arma – a garanzia di tutti – li ha trasferiti ad altra sede. Ieri mattina la giudice ha rigettato la richiesta del pm di sospendere i due indagati per 6 mesi, confermando però la possibile attendibilità della donna. Nessun pericolo di reiterazione del reato: tutte le altre colleghe della presunta vittima non avrebbero denunciato fatti analoghi. L’indagine prosegue.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
