L’inchiesta.

Spie russe, espulsi due diplomatici 

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Roma. Erano il tassello russo del puzzle di spionaggio scoperto nell’inchiesta della Procura di Roma: Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, addetti militari dell’ambasciata russa a Roma, sono stati espulsi per decisione del governo italiano con l’accusa di essere i contatti dei due ex 007 italiani arrestati nei giorni scorsi per aver venduto segreti e informazioni sensibili a vantaggio di Mosca. Diplomatici utilizzati come «armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia», in «un’ingerenza grave e inaccettabile per le istituzioni italiane e la sicurezza nazionale», ha tuonato Antonio Tajani che ha convocato alla Farnesina - per l’ennesima volta - Aleksei Paramonov.

L’ambasciatore russo ha scelto il contrattacco personale: «La Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergej Lavrov. L’Italia, per contro, oggi non dispone di figure di tale levatura». Mentre da parte del ministero degli Esteri di Mosca arriva un avvertimento: «Risponderemo». «Espellendo dal Paese il maggior numero possibile di diplomatici russi, Roma vorrebbe limitare al massimo l’influenza della Russia in Italia», ma «questo è comunque impossibile», secondo Paramonov che si è fatto immortalare tenendo in mano un’immagine di Lavrov e una sua citazione: «Scusate ma parlerò imprecando».

Di tutt’altro tenore il resoconto del ministero degli Esteri sull’incontro tra il rappresentante russo e il Segretario generale Riccardo Guariglia, che all’ambasciatore ha espresso «la più ferma protesta del governo italiano», parlando di «un’ingerenza grave e inaccettabile». Ai due addetti militari russi sono state date 72 ore per lasciare il Paese. «L’Italia continuerà a contrastare ogni attività ostile condotta contro il Paese, in stretto coordinamento con i propri Alleati», ha assicurato la Farnesina. L’espulsione dei due addetti russi rappresenta infatti un passaggio irrinunciabile - come fu per il caso Walter Biot - a seguito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del sassarese Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, ex agenti dell'Aisi, mentre sono indagati anche quattro carabinieri. Piras ha provato a difendersi sostenendo che le informazioni fornite ai russi non erano riservate, ma le carte dei pm raccontano invece di dati classificati su agenti di intelligence italiana ed estera, armamenti per l’Ucraina e altri dossier sensibili.

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